Cinzia Dal Maso, Macchina del Tempo, dicembre 2002 (n.12), 24 gennaio 2004
«Una prova archeologica dell’esistenza di Gesù. Se è reale, avremmo risolto un problema di proporzioni colossali, perché sinora non si è mai trovato nessun resto di cultura materiale direttamente collegabile al Cristo
«Una prova archeologica dell’esistenza di Gesù. Se è reale, avremmo risolto un problema di proporzioni colossali, perché sinora non si è mai trovato nessun resto di cultura materiale direttamente collegabile al Cristo. (...) L’archeologo Sandro Filippo Bondì, docente di archeologia fenicio-punica all’Università della Tuscia, è incuriosito dalla notizia della scoperta dell’urna con incisi i nomi di Giacomo, Giuseppe e Gesù, ma invita alla calma. ” affascinante mettere in relazione i personaggi famosi della storia con i resti della cultura materiale che vengono via via alla luce. Ma non sempre è possibile. (...) Basta pensare a Cesare o ad Annibale. Della loro esistenza siamo certi, troppe fonti parlano di loro, ma non l’archeologia”. (...) ”Sull’esistenza di Gesù la storiografia moderna non ha dubbi” asserisce la storica Marta Sordi. ” vero, solo le fonti ne parlano, ma sono proprio tutte. Ci sono i Vangeli ma anche le fonti ebraiche e pagane”. (...) Ma ogni tanto le prove archeologiche vengono fuori. (...) ”Come la tomba sotto il Golgota” ricorda lo storico delle religioni Paolo Scarpi. (...) ”Una tomba circolare con all’interno un corpo avvolto in un sudario”. (...) Poi c’è la barca di pescatori trovata nel lago di Tiberiade e datata più o meno all’epoca di Gesù. ”Ma come possiamo provare che lui o gli Apostoli la usarono?” dice Bondì che ricorda anche la Sindone. (...) Ed eccoci tornati all’urna di pietra con incisi i tre nomi così intriganti. ” bello pensare che sia vera, ma non bisogna scordare che quei tre nomi all’epoca erano comunissimi” precisa l’archeologo cristiano Fabrizio Bisconti. (...)». (Cinzia Dal Maso, ”La Repubblica”, 22 ottobre 2002)