Varie, 23 gennaio 2004
Tags : Georges Prêtre
PRTRE Georges Waziers (Francia) 14 agosto 1924. Direttore d’orchestra • «Alto, diritto, asciutto: è stato un atleta, praticando lo judo e dirigendo aerei, e di energie ne ha ancora molte, mentre la memoria rimane di ferro
PRTRE Georges Waziers (Francia) 14 agosto 1924. Direttore d’orchestra • «Alto, diritto, asciutto: è stato un atleta, praticando lo judo e dirigendo aerei, e di energie ne ha ancora molte, mentre la memoria rimane di ferro. Vederlo è un inno alla speranza per le vecchiaie che verranno e una conferma che la musica, se non ti stordisce prima, ti aiuta poi. [...] Prêtre è un anziano dionisiaco, posseduto dalla gaiezza, dal gioco. Severo, nel richiedere quello che vuole: ”Ho imparato da Maria Callas ad essere coerenti con le proprie idee: se sbagliamo, ci sarà tempo per tornare sui nostri passi, per fare ammenda, ma se ci fermiamo a mezza strada, vivremo nel rimpianto di non aver ascoltato il nostro istinto”. Dirige a grandi livelli da mezzo secolo, ovunque; prima, da ragazzo, suonava la tromba in orchestre di jazz e di tango: gli piaceva e ci guadagnava da vivere. Poi, l’attrazione per il podio: è convinto che direttori si nasca. Il mestiere, la tecnica si imparano, ma ”l’istinto” o c’è o nessuno lo può insegnare. Il gesto? Come sempre per i massimi direttori, misterioso, indecifrabile, una sibilla da interpretare. Come rendere quella mano sinistra alzata davanti alla bocca che ruota le dita nell’aria cercando di afferrare qualcosa che basta niente perché sfugga, accarezzando un’idea di suono più che la sua presenza fisica, materiale? [...]» (Sandro Cappelletto, ”La Stampa” 19/1/2004) • «[...] Per mantenermi al Conservatorio di Parigi alla sera andavo a suonare il piano o la tromba in qualche band. Adoro il jazz, l’operetta, i valzer, le canzoni... Ne ho composta qualcuna e canto pure. Forse mi avete sentito in tv a Capodanno, prima del concerto alla Fenice... Del resto per anni, all’inizio della mia carriera, ho alternato al podio ”classico” un altro ”leggero”, dirigendo operette e musical. Ma siccome nel mondo lirico questo non è ben visto, ho dovuto farlo sotto falso nome, quello di mia madre. Per anni Georges Prêtre ha avuto una seconda allegra identità musicale come Georges Dherain [...]» (Giuseppina Manin, ”Corriere della Sera” 9/1/2005) • «[...] Ho dei bellissimi ricordi del mio debutto scaligero. Stavo lavorando al Metropolitan di New York, quando l’allora direttore artistico della Scala, Francesco Siciliani, mi invitò a dirigere il Faust di Gounod. Dovevamo andare in scena il 7 gennaio 1966 e la prima prova era fissata per dicembre; dopo solo dieci minuti, un professore dell’orchestra mi ha chiesto un attimo di pausa, lasciandomi un po’ in ansia; poi si è rivolto a Siciliani, che era in sala, e gli ha detto: ”Grazie per il regalo di Natale che ci ha fatto!”. E il regalo ero io, Georges Prêtre… Un inizio decisamente promettente [...] nel maggio del 1982, quando diressi Les Troyens di Berlioz, la Scala mi fece una porcheria e così decisi di non dirigere mai più un’opera nel teatro milanese. Ho fatto un’eccezione nel giugno del 2001 quando venni alla Scala a dirigere Turandot per sostituire sul podio il mio amico Giuseppe Sinopoli, scomparso in aprile. [...] Io ho sempre diretto in piedi, anche durante le prove. [...]» (Andrea Milanesi, ”Avvenire” 10/1/2005) • «[...] non mi sento chef, non direttore né conductor ma interprete d’orchestra: musicista tra-e-per i musicisti dotato del potere di comunicare e persuadere. Un mestiere meraviglioso e un dono: non s’impara [...]» (Angelo Foletto, ”la Repubblica” 11/1/2005).