Varie, 23 gennaio 2004
PISICCHIO
PISICCHIO Pino (Giuseppe) Corato (Bari) 23 maggio 1954. Politico. Eletto deputato Dc nel 1987 e nel 1992, sottosegretario alle Finanze nell’Amato I e ai Lavori pubblici nel governo Ciampi. Nel 2001 eletto alla Camera con la Margherita, nel 2006 con l’Ulivo, nel 2008 con l’Idv. Nel novembre 2009 è passato all’Alleanza per l’Italia fondata da Francesco Rutelli • «[...] appassionato di musica rock, studioso di sistemi elettorali, goloso di cioccolato fondente ma ugualmente alto e asciutto, e poi con una moglie, e con un padre che dal 1968 e fino al 1987 fu deputato della Dc, quando la Dc di venne, come scrisse Giampao lo Pansa, la Balena Bianca – Pisicchio proprio dal padre ereditò prestigio e voti, ottanta mila quando si candidò la pri ma volta, per diventare anche lui onorevole e poi, a meno di 40 anni, sottosegretario alle Finanze e ai Lavori pubblici nei governi Amato e Ciampi. Poi però la Prima Repubblica crollò, e così ecco che Pisicchio junior lo ritroviamo con Lamberto Dini, quindi nella Margherita, poi nell’Udeur (’Ci tradì”, giura Clemente Mastella) e in fine, dal 2006, nell’Idv. Dove [...] fa l’ideologo. [...] Parla di politica, scrive saggi, e gialli. [...]» (Fabrizio Roncone, ”Corriere della Sera” 19/4/2009) • «Una persona spiritosa e pragmatica, un giovane politico cresciuto nella vecchia scuola democristiana che s´è arrangiato benissimo anche dopo che la Balena bianca si è inabissata. Non sarà un leader, ma come capo di stato maggiore se la cava egregiamente: e infatti è stato coordinatore nazionale del partito di Dini, poi è entrato nella Margherita, quindi ne è uscito per diventare capogruppo alla Camera dell´Udeur. Dappertutto, però, ha sempre quell´aria dubbiosa e inquieta che hanno i nostalgici del centrismo democristiano, i superstiti al Grande Crollo che per fedeltà a un´idea terremotata si sono accampati giusto sulla faglia. Il tormento è comprensibile. Quello che non riusciamo a capire è come mai un uomo così pragmatico, dimettendosi da capogruppo dell´Udeur per candidarsi (contro il centro-sinistra) a sindaco di Bari, abbia sentito il bisogno di manifestare addirittura ”la volontà di poter esercitare in piena libertà e autonomia di giudizio il diritto di intervento critico sul piano del dibattito politico che si è aperto a Bari”. Bastavano tre parole: ”Ho cambiato idea”» (Sebastiano Messina, ”la Repubblica” 22/1/2004).