Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  gennaio 23 Venerdì calendario

PISICCHIO

PISICCHIO Pino (Giuseppe) Corato (Bari) 23 maggio 1954. Politico. Eletto deputato Dc nel 1987 e nel 1992, sottosegretario alle Finanze nell’Amato I e ai Lavori pubblici nel governo Ciampi. Nel 2001 eletto alla Camera con la Margherita, nel 2006 con l’Ulivo, nel 2008 con l’Idv. Nel novembre 2009 è passato all’Alleanza per l’Italia fondata da Francesco Rutelli • «[...] appassionato di musica rock, studioso di sistemi elettorali, goloso di cioccolato fondente ma ugualmente alto e asciutto, e poi con una moglie, e con un padre che dal 1968 e fino al 1987 fu deputato della Dc, quando la Dc di venne, come scrisse Giampao lo Pansa, la Balena Bianca – Pisicchio proprio dal padre ereditò prestigio e voti, ottanta mila quando si candidò la pri ma volta, per diventare anche lui onorevole e poi, a meno di 40 anni, sottosegretario alle Finanze e ai Lavori pubblici nei governi Amato e Ciampi. Poi però la Prima Repubblica crollò, e così ecco che Pisicchio junior lo ritroviamo con Lamberto Dini, quindi nella Margherita, poi nell’Udeur (’Ci tradì”, giura Clemente Mastella) e in fine, dal 2006, nell’Idv. Dove [...] fa l’ideologo. [...] Parla di politica, scrive saggi, e gialli. [...]» (Fabrizio Roncone, ”Corriere della Sera” 19/4/2009) • «Una persona spiritosa e pragmatica, un giovane politico cresciuto nella vecchia scuola democristiana che s´è arrangiato benissimo anche dopo che la Balena bianca si è inabissata. Non sarà un leader, ma come capo di stato maggiore se la cava egregiamente: e infatti è stato coordinatore nazionale del partito di Dini, poi è entrato nella Margherita, quindi ne è uscito per diventare capogruppo alla Camera dell´Udeur. Dappertutto, però, ha sempre quell´aria dubbiosa e inquieta che hanno i nostalgici del centrismo democristiano, i superstiti al Grande Crollo che per fedeltà a un´idea terremotata si sono accampati giusto sulla faglia. Il tormento è comprensibile. Quello che non riusciamo a capire è come mai un uomo così pragmatico, dimettendosi da capogruppo dell´Udeur per candidarsi (contro il centro-sinistra) a sindaco di Bari, abbia sentito il bisogno di manifestare addirittura ”la volontà di poter esercitare in piena libertà e autonomia di giudizio il diritto di intervento critico sul piano del dibattito politico che si è aperto a Bari”. Bastavano tre parole: ”Ho cambiato idea”» (Sebastiano Messina, ”la Repubblica” 22/1/2004).