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 2004  gennaio 22 Giovedì calendario

Kerry John

• Denver (Stati Uniti) 11 dicembre 1943. Politico. Candidato democratico alla presidenza nel 2004, fu sconfitto da George W. Bush • « destinato a suscitare più rispetto che simpatia. Chi ha votato democratico lo ha fatto più per desiderio di sconfiggere George Bush che per entusiasmo nei suoi confronti, ma persino i democratici tiepidi e gli avversari repubblicani vedendolo nei dibattiti presidenziali hanno finito, a malincuore, per rispettarlo. Kerry è apparso estremamente intelligente, serio, ben preparato su un ampio ventaglio di tematiche, pronto, tenace come un buon pubblico ministero, ma privo del calore e dello humour di un Bill Clinton. sempre stato così. A scuola brillava per l’intelligenza e il serio impegno a favore di cause importanti, ma i compagni di classe lo prendevano in giro chiedendogli quando avesse intenzione di candidarsi. Quando l’opposizione alla guerra del Vietnam iniziò a farsi più accesa, si mantenne su posizioni moderate; ma benché nutrisse già dei dubbi sul conflitto in Indocina, Kerry si arruolò in marina una volta laureato, spinto dalla sua tradizione di servizio. I critici lo accusano di aver scelto la marina nella speranza di evitare di andare in battaglia. I primi tempi li passò al sicuro a pattugliare le acque al largo della costa vietnamita. Dopo però la strategia della marina mutò e Kerry si trovò ben presto coinvolto in una delle missioni più pericolose di quella guerra. Comandava una delle flotte di imbarcazioni veloci incaricate di risalire i fiumi del delta del Mekong per attirare il fuoco nemico e impegnare i Vietcong. Qualunque fossero i motivi che lo spinsero ad arruolarsi non vi è dubbio (nonostante alcune maligne insinuazioni durante la campagna) che diede dimostrazione di eccezionale coraggio in battaglia. Ma il servizio militare in Vietnam convinse ben presto Kerry dell’assurdità di quella guerra. Dalle lettere che scrisse a casa in quel periodo emerge un giovane insolitamente riflessivo ed eloquente, alle prese con un serio dilemma morale. Tornato negli USA divenne presto uno dei leader nazionali del crescente movimento dei veterani contro la guerra. Fu scelto, non da ultimo, perché era una voce moderata in un movimento i cui aderenti erano spesso arrabbiati e sempre più radicali. Fu talmente incisivo nella sua testimonianza di fronte al Comitato per le relazioni estere del senato che il presidente Richard Nixon diede incarico di infangare la sua reputazione per neutralizzarlo. Alcune delle persone coinvolte in quel tentativo sono tornate ad agire nel gruppo Veterani per la Verità che accusa Kerry di aver mentito sul suo servizio militare in Vietnam e di aver tradito il suo paese. In politica, a Kerry è stato spesso rimproverato di apparire un po’ freddo, pedante, e distante nel mondo della politica di Boston, dominata da un gruppo ristretto di politici cattolici irlandesi, dall’abile eloquio. Ma Kerry possiede una tenacia che lo ha reso un formidabile avversario politico e gli ha dato credibilità agli occhi degli elettori della working-class. Nel 1996, Kerry affrontò una dura competizione per la rielezione contro William Weld, popolare governatore moderato repubblicano del Massachusetts ed era in svantaggio nei sondaggi prima che i due candidati si fronteggiassero in una serie di dibattiti. Weld era gradevole come persona e esperto come oratore e politico. Ma quando Weld tentò di attaccare Kerry nei dibattiti lo trovò capace di controbattere con forza pari o superiore. Weld tese a Kerry una trappola che giudicava infallibile. Alla presenza - tra il pubblico - della madre di un agente di polizia ucciso da un criminale, Weld attaccò Kerry criticando la sua posizione contraria alla pena di morte e gli chiese di spiegare a quella madre ”come mai la vita di un assassino valga più della vita di suo figlio”. Kerry rispose con sorprendente abilità. ”Non vale di più. feccia che deve passare in cella il resto dei suoi anni”, ma poi, riferendosi alla propria esperienza in Vietnam, aggiunse: ”Sono contrario alla pena di morte. So che cosa vuol dire uccidere. Non mi piace uccidere. Non reputo che uno stato renda onore alla vita autorizzando l’omicidio”. Da sempre Kerry combina intelligenza e passione, quest’ultima temperata da una certa prudenza e da calcolo personale. L’opposizione al Vietnam lo portò a criticare i finanziamenti erogati dall’amministrazione Reagan ai contras in America Latina negli anni’80. Si oppose alla prima guerra del golfo di George Bush Senior. Ma con l’occhio rivolto alla presidenza e alla mano i sondaggi che davano George Bush Jr. in grande vantaggio dopo l’11 settembre, Kerry diede il via libera con un voto profondamente ambiguo alla possibile invasione dell’Iraq. In campagna elettorale si è barcamenato su questo tema a seconda delle oscillazioni dell’opinione pubblica. Anche se molte delle accuse di voltafaccia lanciate dai repubblicani contro Kerry erano sleali, in molti hanno finito per avere l’impressione che Kerry fosse troppo pronto ad adeguarsi agli umori degli elettori. Ma dopo un avvio faticoso la campagna di Kerry ha preso il via in settembre e ottobre, quando ha finalmente dato voce da candidato a quelle che probabilmente sono sempre state le sue convinzioni: che la guerra in Iraq è stata un disastro per il paese, che è stata condotta con arroganza e incompetenza e che le politiche economiche dell´amministrazione Bush sono state di vantaggio a pochi e di nocumento a molti. Gradualmente è riuscito a dare un’immagine più precisa di sé agli elettori. In un momento di consapevolezza sorprendente per un politico, Kerry disse in uno dei suoi dibattiti con Weld nel 1996: ”Sono consapevole che quando Dio mi ha creato, mi ha reso forse troppo serio, troppo coscienzioso. D’altro canto però so che quando c’è da combattere sono il tipo giusto da avere accanto in trincea e so che adesso c´è da combattere”» (Alexander Stille, ”la Repubblica” 3/11/2004). «All’età di 12 anni prende la bicicletta e va per mezz’ora a girovagare per Berlino Est. Corre l’anno 1955, il Muro ancora non c’è ed il padre Richard, all’epoca diplomatico americano a Berlino Ovest, va su tutte le furie quando viene a sapere che il figlio è andato a vedere da vicino le divise dell’Armata Rossa. L’Europa è nel Dna del senatore del Massachusetts [...] Proveniente da una famiglia anglosassone cattolica (con un nonno paterno ebreo cecoslovacco), studente all’Università di Yale e membro della stessa setta ”Skull and Bones” che avrebbe accolto George W. Bush, John si fa le ossa in Vietnam. Serve in due occasioni: prima comanda una fregata nel Golfo del Tonchino e poi una barca veloce nel delta del Mekong. Ne esce pluridecorato, inclusa la Stella di Bronzo guadagnata salvando la vita a un compagno ferito durante un’imboscata dei vietcong. Quando torna negli Stati Uniti si laurea alla Law School di Boston, ma soprattutto diventa il leader del movimento dei veterani contro la guerra, depone al Congresso sfidando le scelte del presidente Richard Nixon. Dalla sua ha anche iniziali che pesano: le stesse Jfk dell’ex presidente Kennedy, visto che il suo nome di mezzo è Forbes. L’esperienza del Vietnam segna l’entrata nella vita pubblica che lo porta nelle fila del partito democratico e quindi, dal 1985, a diventare senatore del Massachusetts con una già solida competenza in politica estera e di sicurezza. Quando parla di pace o di guerra i colleghi, anche repubblicani, prestano attenzione. E quando si tratta di votare per l’attacco all’Afghanistan e all’Iraq per rispondere all’11 settembre lui è con Bush. L’altro evento che lo segna è l’operazione per un cancro alla prostata nel 2002: la malattia è sconfitta, ma lui si rende conto che ”anche tutti gli altri cittadini devono poter avere accesso all’assistenza sanitaria di prima qualità di cui godono i senatori”. Da quel momento inizia la battaglia per trasformare l’assistenza sanitaria in un ”diritto di nascita di ogni cittadino americano”. La vita privata incomincia in salita: la prima moglie Julia Thorne, sposata nel 1970, è la sorella gemella del suo migliore amico e gli dà due figlie, Alexandra e Vanessa, ma dopo alcuni anni mostra segni di instabilità, il rapporto si incrina e nel 1988 arriva la scelta consensuale del divorzio. La seconda moglie invece è una donna forte con le radici nella vecchia Europa. Teresa è nata da una famiglia portoghese in Mozambico, viene da una delle ”tribù bianche” dell’Africa coloniale e i suoi genitori vivevano in una grande fattoria ai confini con il Sud Africa, dove lei scelse di andare per studiare e per combattere l’apartheid. Una scelta che la portò a incontrare e fare amicizia con lo studente ghaniano Kofi Annan, oggi Segretario generale dell’Onu. La padronanza delle lingue - compresi zulu e italiano - ha portato Teresa prima a Ginevra e poi a New York, dove ha lavorato per sei anni come traduttrice alle Nazioni Unite e dove ha conosciuto il primo marito, il senatore repubblicano della Pennsylvania John Heinz, più noto come il ”re del ketchup”. Teresa è una donna sorridente ma energica: quando il marito muore in un incidente aereo lasciandole in eredità un patrimonio oggi valutato in 500 milioni di dollari, i manager della Heinz tentano di emarginarla, ma è lei che, in appena sei mesi, prende le redini di un’azienda di cui sapeva poco e nulla, mandando a casa l’intera classe dirigente. L’incontro fra Kerry e Teresa avviene in una zona residenziale vicino a Boston grazie ad un comune amico ma lui si mostra freddo, la riporta a casa in auto ma non l’accompagna fino alla porta e lei ci resta male. Per qualche tempo non si sentono, poi è lei che viene a sapere un dettaglio che la intriga e che li porterà al matrimonio al 1995: Kerry non se la cava troppo male con il portoghese, appreso dai discendenti degli immigrati lusitani che popolano i villaggi di pescatori sulle coste del New England a lui care» (Maurizio Molinari, ”La Stampa” 22/1/2004).