Varie, 21 gennaio 2004
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Menegazzo Fernando
• Anita Garibaldi (Brasile) 5 marzo 1981. Calciatore. Ex di Siena e Catania (2003-2005). Con l’Under 20 del Brasile vinse il campionato sudamericano nel 2001. Ha giocato con la Juventude e con il Gremio. «I suoi compagni di squadra, nel 2001 al mondiale Under 20 sfumato in semifinale al golden gol contro il Ghana, erano Adriano, Kakà, Pinga, Thiago. Con loro ha vinto anche il campionato sudamericano di categoria. Ha già provato l’ebbrezza della convocazione con la Seleçao di Felipe Scolari. In Italia non è ancora molto conosciuto, ma con il Siena sta mettendosi in mostra. [...] La partenza da casa non fu per giocare a calcio. “No, era per studiare, così entrai in seminario. Studiavo per diventare prete, poi le cose sono cambiate. Sono cattolico, la fede mi ha sempre aiutato. A calcio ho iniziato a giocare tardi, anzi credevo fosse troppo tardi quando a 17 anni mi chiesero se volevo fare un provino con la Juventude. Andò bene, cominciai a giocare ma gli studi li ho portati a termine. Ho fatto le scuole superiori e mi sarei potuto iscrivere all’università. Mi sarebbe piaciuto studiare storia, perché ho avuto un insegnante che mi ha fatto innamorare della materia”. Dal seminario si porta un’altra grande passione, la chitarra. “Mi piace molto suonarla, tanto che ogni tanto la porto anche in ritiro, così i miei compagni mi devono sopportare. Dicono che sono simpatico, chissà se la pensano così anche quando suono e canto. No, la samba no, è troppo difficile, poi non mi piace nemmeno il Carnevale perché Rio in quei giorni diventa una città troppo pericolosa. Ora alla chitarra il mio pezzo forte sono le canzoni dei Tribalistas. Intendiamoci, pezzo forte ma da appassionato, non sono mica bravo. Mia moglie, invece, è ’ costretta’ a sopportare le mie musiche. [...] A me piace molto anche un giocatore che non vi ha entusiasmato: Vampeta. In Brasile ha fatto sempre bene. Poi tra i miei idoli c’è Romario, che nel Mondiale ’94 è stato stupendo. Mi piace anche Emerson, giocatore in grado di unire quantità e qualità [...]”» (Claudio Ghisalberti, “La Gazzetta dello Sport” 14/1/2004).