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 2004  gennaio 21 Mercoledì calendario

Mrvica Maksim

• Nato a Sebenico (Croazia) il 3 maggio 1975. Pianista. Si è esibito per la prima volta in pubblico a 9 anni. Nel ’93 vince il concorso di Zagabria e nel ’99 il Premio Internazionale Rubinstein. Oggi vive a Londra. Appassionato del repertorio classico, da Chopin a Rachmaninov, a Prokoviev, il giovane pianista apprezza però anche altri generi, compresi i più alla moda fra i giovani. Che mescola senza problemi in performance all’insegna di atmosfere rock: videoschermi, effetti laser, fumi, luci colorate. Nel primo album, Gestures il pianista affronta i compositori croati di oggi, nel secondo, The piano player, mescola autori classici come Chopin, Grieg, Paganini, con atmosfere e sonorità di impatto pop. «Il mio obbiettivo - dice - è raggiungere con la musica quanta più gente possibile». «Suonare Chopin sotto le bombe. Era un ragazzo, Maksim Mrivica, quando la guerra devastava il suo Paese seminando morte e terrore. ”Nel ’ 90 avevo 15 anni - racconta oggi il pianista croato, nuovo idolo dei giovani per le sue performance anomale, in bilico osé tra classica e techno - .Allora studiavo il piano già da tempo, ma quello per me era un momento speciale. Stavo preparandomi al mio primo concorso. Il mio mondo cominciava e finiva lì, sulla tastiera. Mio padre, che è ingegnere, mi guardava perplesso. A quei tempi nessuno a Sebenico, la mia città, era interessato alla musica. Per me invece era tutto. Chopin, Liszt, Rachmaninov erano i miei amici, il mio rifugio sicuro, la promessa che una nuova vita, lontano da tutto quell’orrore, era possibile. Certo, spesso ho avuto paura. Ogni giorno migliaia di granate esplodevano tutto intorno. Una volta una di queste andò a colpire la casa di fianco mandando in frantumi tutte le nostre finestre. Io, che stavo suonando nello scantinato, ricordo di aver pensato: è finita, adesso muoio”. Per fortuna non andò così. Maksim ce l’ha fatta. Ha vinto quel suo primo concorso in Croazia e poi molti altri ancora, compreso l’internazionale Rubinstein. Oggi [...] è un bel ragazzo che veste alla moda, un artista di successo, che vive a Londra e incide per la Emi. La voce spaventosa delle bombe per lui è solo un ricordo lontano. ”Che però mi è tornato prepotente davanti agli occhi un paio d’anni fa, quando in un cinema mi imbattei ne Il pianista di Polanski. Di colpo sono riaffiorate emozioni che credevo dimenticate. La storia di Wladyslaw Spzielmann, il pianista ebreo che durante l’occupazione nazista vede la sua Varsavia devastata dalla furia tedesca, mi ha strappato le lacrime che avevo tenuto dentro per tanti anni”. Non a caso quindi il suo nuovo disco s’intitola The piano player. Dove le note struggenti di Chopin si mescolano con quelle di Grieg, di Paganini... Ma qualsiasi esecuzione abbiate in mente, scordatela. Maksim ama la musica, ma non vive di solo classica. ”Mi piace l’elettronica, la house music, il chill out”, elenca informatissimo sulle ultime tendenze da hit parade. E allora, per non far torto a nessuna, appena può sperimenta cocktail, mescola generi in disinvolti crossover durante i suoi concerti- spettacolo affollati di videoschermi, giochi luce, effetti laser. Lui stesso, del resto, ha ben poco del pianista romantico. Visto così, Maksim si direbbe piuttosto una pop star, tutta cuoio nero e jeans, capelli spettinati dal gel, canotte aderenti, borchie, braccialetti. Anelli soprattutto. ”La mia passione - confessa - . Ma per un pianista gli anelli sono proibiti. A meno che, invece che di metallo, siano fatti di un materiale ’silenzioso’”. E allora ecco che lui se ne fa fare dieci, uno per ogni dito, ma di pelle. Nera, naturalmente. Bardato ”dark”, avvolto da fumi colorati e sciabolate di luci, Maksim attira platee di giovani come il pifferaio i topi. ”L’ 80 per cento del mio pubblico ha circa la mia età - assicura - . Gran parte di loro non avrebbero mai ascoltato un brano classico se non lo proponessi con questa coreografia. Non ci vedo niente di male. La musica, se bella e importante, può uscire dai soliti confini, osare nuove cornici”. Questo non esclude che lui, prudentemente, coltivi una seconda vita, esibendosi anche in più tradizionali sale da concerto, magari con i capelli ben pettinati e persino in giacca scura. ”In smoking però mai”, promette. E in futuro? ”I prossimi incontri vorrei fossero col ’900: Schomberg, Berg... Una musica più vicina ai nostri tempi e alle nostre orecchie, che ti dà un gran senso di libertà quando la suoni. I giovani lo sentono, non è vero che è difficile: l’ho già sperimentato con Hindemith. A conferma che gli incroci, più sono pericolosi, più affascinano”» (Giuseppina Manin, ”la Repubblica” 7/1/2004).