Varie, 21 gennaio 2004
CRUDELE Pierluigi
CRUDELE Pierluigi Pontecagnano (Salerno) 17 gennaio 1951. Imprenditore • «Era la stella più brillante nel pallido firmamento della new economy all’italiana: quando il 24 novembre ’99 la sua Finmatica esordì in Borsa non riuscì nemmeno a fare prezzo, tante erano le richieste. Il giorno dopo l’azione collocata a 5 euro volò del 687% in una sola seduta, tra la disperazione di chi non era riuscito a mettere e mani su quei titoli fatati. [...] Finmatica, azienda di software finanziario nata in un sottoscala salernitano nel ’79, approdata poi a Brescia e soprattutto a Piazza Affari, dove al culmine della ”bolla” Internet arrivò a quotare oltre 200 euro, crescendo a colpi di acquisizioni all’estero, di progetti ambiziosi e - sospetta adesso la magistratura - di conti falsi. [...]» (’La Stampa” 21/1/2004). «Per quasi un lustro tutti, nessuno escluso, parlando di Pierluigi Crudele hanno creduto di avere a che fare con un Bill Gates in scala, o in salsa mediterranea, partito dal suo piccolo atelier salernitano con macchine di fortuna e divenuto uno dei pochi simboli dell’epopea new economy nostrana. Quando un’altra rivoluzione era alle porte eccetera eccetera. Storie risapute. E come sempre in quei casi c’era gente nova, c’erano facili guadagni. Crudele, per chi lo conosce, ”è un uomo solare, aperto e sveglio che ha saputo inserirsi al momento giusto, impadronendosi in fretta dell’ambiente e dei meccanismi della finanza buona”.Fino al botto della Borsa è solo un giovane ”smanettone” salernitano, che dopo la laurea in informatica brucia di lavoro nei sottoscala, offrendo servizi su pc: profilazioni di clienti, sistemi di sicurezza e data base per la finanza, da ultimo commercio telematico tra aziende (il B2b). Nel tempo, la sua creatura Finmatica, anche con diverse acquisizioni rese possibili dal denaro di Piazza Affari - molte meno di quelle promesse, in tutto il pianeta - diventa un colosso da 125 milioni di euro di ricavi, circa metà versati da banche e assicurazioni. ”Siamo i figli della liberalizzazione del mercato finanziario”, ripeteva a ogni uscita; ma nel segmento bancario italiano, Finmatica presidia il 96% del mercato. Quella liberalizzazione ha creato un monopolista, e ci si chiede come abbia potuto, Crudele, assicurarsi in poco tempo tale rendita di posizione. Già, come ha potuto- Come hanno potuto i banchieri italiani garantirgli un simile privilegio - Pare siano stati i ”nuovi ricchi” bresciani a sdoganarlo: Bruno Sonzogni, suo grande cliente con la gloriosa, poi scandalosa, Bipop; Chicco Gnutti, che gli fu anche amico e socio (ricambiato dentro la sua Hopa, ma ora i due si sono restituiti le figurine) e lo presentò ai tanti banchieri che sosteneva con quote di azioni. nella Leonessa insomma che il giovane leone campano stabilisce la base di partenza alla conquista del mondo. A caduta viene il legame con Gianpiero Fiorani, che da Lodi lo ammette alla finanza che conta. A Brescia, dove la gente nova ha spesso un sacco di grana in tasca, e si confonde, almeno negli affari, con l’aristocrazia locale. Solo apparentemente: ”Quello non è neanche di Brescia”, dicono nei salotti che contano, riferiti a Crudele. Quanto ai facili guadagni, spesso danno alla testa. Offrire una fetta della propria creatura alla Borsa e trovarsi miliardari, in euro, nel tempo di una seduta da record mondiale (+700% all’esordio, accadde a fine novembre ’99), può far bene all’ego, ma male ai rapporti. Lo illustra un episodio inedito, successo poco dopo l’Ipo. Gli Agnelli, curiosi del giovane eroe dei tempi nuovi, lo convocano nella reggia sabauda. Umberto fa gli onori di casa, assistito dal fido (allora) Gabriele Galateri: ricevono Crudele presso l’Ifi. Tra parentesi, all’epoca Finmatica valeva in Borsa più della holding Agnelli, ma anche della Pirelli, e Tiscali superava perfino la Fiat. Nella foresteria ci si annusa cordialmente, ipotizzando possibili collaborazioni in qualche business. Forse i toni torinesi sono un po’ distaccati, fatto sta che Crudele concentra l’attenzione sul terminale dei prezzi azionari, fa verificare la superiorità di Finmatica poi se ne esce con una frase pietrificante: ”Quando saremo alla pari ci rivedremo”.Nella sua sicumera, che vista oggi sembra modernariato come certi computer ingialliti, Crudele disse almeno una cosa profetica, ben quattro anni fa. Alla domanda se non temeva che il valore stellare del titolo sarebbe tornato sulla terra, rispondeva: ”Potranno esserci aggiustamenti, normali fluttuazioni ma un tonfo no. Un’azienda può andare male solo se non rispetta gli impegni o se comunica male”.Sugli impegni, la magistratura sta appurando. Sulla cattiva comunicazione, il mercato ha già deciso, limando di un terzo il valore del titolo in dieci giorni. E alla riammissione in Borsa, il ritorno sulla terra rischia di proseguire» (Andrea Greco, ”la Repubblica” 23/1/2004).