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 2004  gennaio 20 Martedì calendario

Kentridge William

• Johannesburg (Sudafrica) 28 aprile 1955. Artista • «[...] curiosamente e snobisticamente più noto nei musei di tutto il mondo [...] ma sconosciuto ai cinefili, nonostante di fatto sia un grandissimo artefice di cinema d’animazione [...] intellettuale sofisticato e reticente alle interviste. Che però racconta volentieri delle sue esperienze, quand’era ancora a Johannesburg, deciso a diventare artista, ”ma sentendo anche il fascino del teatro e del movimento” (è stato allievo a Parigi del mimo Lecoq) che poi ha portato a questa scelta anfibia del cinema. [...]» (Marco Vallora, ”La Stampa” 3/6/2005). «’Tutti gli inviti alla certezza, sia derivati da sciovinismo politico sia da conoscenza obiettiva, hanno un’origine autoritaria che si basa sulla cecità e sulla coercizione, elementi fondamentalmente opposti al vivere nel mondo con gli occhi aperti” così William Kentridge concludeva una conferenza a Chicago nel 2001. [...] Sculture, disegni, film d’animazione, installazioni e teatri d’ombre, [...] quell’incertezza ”sveviana” che sembra la chiave di tutto il lavoro di Kentridge. Un’incertezza che affonda le sue radici nella condizione di essere ebrei bianchi in un paese come il Sud Africa negli anni cruciali dell’apartheid e del suo crollo. Si manifesta anche attraverso l’uso prevalente di una tecnica come quella del film d’animazione in cui, a differenza delle mega-produzioni disneyane, la narrazione non procede per accumulazione di migliaia di disegni ma per successive mutazioni e cancellature di poche decine di tavole a carboncino nero con rare intrusioni di blu o di rosso. Quasi che in ogni immagine l’artista mettesse in discussione il risultato appena raggiunto. Gli esiti sono struggenti in lavori come Felix in exil (del 1994) in cui si mescolano memoria, senso di colpa, violenza della repressione, immagini di donne nere riviste con gli occhi della nostalgia, piccole stanze affollate di lacrime e sogni. Felix è il personaggio di Felix Teitlebaum, artista sognatore che è l’alter ego di Soho Ekstein, magnate bianco di Johannesburg, la cui saga di spregiudicato imprenditore minerario è narrata nei ”disegni per proiezione” a partire dal 1989: Johannesburg, la seconda più importante città dopo Parigi, Monumento (1990), Miniera (1991), Sobrietà, obesità e invecchiare (1991). L’incertezza sembra un tratto anche esistenziale di Kentridge. [...] ”Andai a Parigi, mi iscrissi a un corso, ma dopo poco capii che non era il mio mestiere”. In precedenza, ”finiti gli studi d’arte, avevo provato a fare il pittore, con le tele e i colori: mi accorsi di non essere tagliato”. Nella sua carriera ha fatto tesoro di queste esperienze intrecciando tecniche teatrali e cinematografiche e anche adesso dirige una compagnia a Johannesburg e organizza spettacoli di teatro d’ombre. [...] La coscienza di Zeno è un romanzo che ha colpito profondamente Kentridge. ”La prima volta che l’ho letto - spiega - mi sono chiesto come facesse questo scrittore italo-austriaco di inizio secolo a descrivere così bene quello che provavo io nella Johannesburg degli anni 80”. Di lì il tentativo ”non di mettere in scena l’opera di Svevo, ma di usarla come stimolo, come faro, come visione condivisa, per cominciare un nuovo lavoro che includa la rappresentazione teatrale, l’animazione, la proiezione”.[...]» (Rocco Moliterni, ”La Stampa” 9/1/2004).