Varie, 19 gennaio 2004
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Giuly Ludovic
• Lione (Francia) 10 luglio 1976. Calciatore. Lanciato dal Monaco con cui fu finalista nella Champions League 2003/2004, col Barcellona vinse quella del 2005/2006. Ha giocato in Italia con la Roma (2007/2008), dal 2008 al Paris Saint Germain. Ventiquattresimo nella classifica del Pallone d’Oro 2004, nomination anche nel 2003 • «L’inizio fu da dimenticare. Anche perché lui non aveva ancora le spalle abbastanza grosse per sopportare il fardello (e le invidie) di chi arrivava al Monaco con l’etichetta di protagonista del trasferimento più costoso della storia di un giocatore francese all’interno del campionato transalpino: 43 milioni di franchi francesi, pari a circa 6,5 milioni di euro. Non è un mistero che l’allora presidente Campora fece l’impossibile pur di acquistare Giuly. Il quale tuttavia stentò, e pure parecchio, a inserirsi nello spogliatoio: non per cattiva volontà, ma perché le distrazioni, sotto la Rocca dei Grimaldi, erano tante. Troppe. [...] Lo aiutarono per fortuna alcuni buoni conoscitori dell’ambiente ( l’allenatore Tigana, il compagno Henry). Ma le cose, per lui, cambiarono (decisamente in meglio) soltanto dopo l’arrivo di Deschamps sulla panchina del Monaco. Era il giugno 2001. “Con Didier — ricorda ancora — tutto si aggiustò. Insieme alui arrivò anche un preparatore italiano, AntonioPintus (ex Juve, Chelsea e Udinese, al terzo anno nello staff del Monaco, n. d. r.). Parlavamo molto, c’era dialogo, e con il passare del tempo un po’ tutti furono costretti a ricredersi sul mio conto. Loro mi hanno aiutato, io ho fatto la mia parte, trasformando completamente la mia vita, ed applicando ad essa un maggiore rigore, anche nell’alimentazione, che in passato non avevo mai avuto. Ero cresciuto, maturato, finalmente avevo accettato di prendermi le mie responsabilità”. A tal punto che neppure la rottura del legamento crociato di un ginocchio, nell’autunno di quello stesso anno, con successivi sei mesi di stop forzato, riuscirono a fermarne la rincorsa. Al suo fianco, sempre e comunque, Didier Deschamps: un po’ padre, un po’ fratello maggiore. [...]» (Filippo Grimaldi, “La Gazzetta dello Sport” 15/1/2004).