Varie, 19 gennaio 2004
GIORGINI Ebe
GIORGINI Ebe Bologna 17 marzo 1933. Santona nota come Mamma Ebe. Arrestata numerose volte, l’ultima l’11 giugno 2010 (accuse: associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica e alla truffa) • «[...] negli anni Ottanta divenne la santona più famosa del nostro Paese dopo essere finita in una serie di inchieste su ciò che accadeva nelle case gestite dalla sua organizzazione, in Piemonte, Toscana ed Emilia. A quei tempi si ritenne che fosse autrice di gravi abusi fisici e psichici, con malati a cui veniva estorto denaro in cambio della promessa della guarigione. Nel 1985 Lizzani presentò al Festival di Venezia un film ispirato a lei. Nel 1986 la Cassazione rese definitiva una condanna a sei anni. Nel 2002 Mamma Ebe finì di nuovo in manette a Cesena e poi venne condannata in primo grado a sette anni. Nel frattempo, nel 2004, partì anche un procedimento per l’attività svolta a San Baronto [...]» (Michele Bocci, ”la Repubblica” 12/6/2010) • «Una guaritrice itinerante, tre gli ambulatori [...] A Scandicci e a Empoli visitava i ”pazienti” in salotto, in appartamenti prestati (o affittati) che diventavano in alcuni giorni della settimana degli pseudo-ambulatori, con un continuo viavai di malati, di mamme con bambini, di persone che malgrado le accuse, gli arresti (il primo nel 1984) e una lunga storia di processi finiti sulle pagine di tutti i giornali, continuano a credere alle capacità terapeutiche e spirituali di questa donna. [...] Mamma Ebe prendeva dai trenta ai cinquanta euro ed era particolarmente attenta alla logistica commerciale. Non così secondo i suoi seguaci catturati dal carisma [...]» (Laura Montanari, ”la Repubblica” 15/1/2004) • «Era stata arrestata la prima volta nell’aprile del 1984, con l’accusa di associazione per delinquere, truffa, sequestro di persone, abbandono dei malati ed esercizio abusivo della professione medica. Fu condannata a 10 anni di reclusione. In appello la pena viene ridotta a sei anni, con la concessione degli arresti domiciliari. Nell’87 un’altra condanna a otto mesi. Poi, nel 1988, un nuovo arresto, con l’accusa aggiuntiva di somministrazione di stupefacenti. [...]» (Daniele Della Strada, ”La Stampa” 15/1/2004).