Varie, 19 gennaio 2004
GALEONE
GALEONE Giovanni Napoli 25 gennaio 1941. Ex calciatore. Ha giocato soprattutto in serie C, nel Ponziana, nel Monfalcone, nel Monza, nell’Arezzo, nell’Avellino e nell’Udinese, dove è rimasto per sette anni. Inizia ad allenare a 34 anni, in serie D nel Pordenone. Dopo un’esperienza con l’Adriese, sempre in D, frequenta il supercorso di Coverciano. Nel ”79 è a Cremona, ma è esonerato alla 15a giornata. Nel 1981 torna nel settore giovanile dell’Udinese. Due anni dopo alla Spal, C1. Quindi, nel 1986, giunge a Pescara, la città che ne ha segnato il destino. Ottiene subito la A e resta in Abruzzo fino al 1989. Poi è a Como per un anno, quindi altri tre anni a Pescara. Nel 1994 Udine, poi Perugia (due anni), Napoli per una stagione e il ritorno a Pescara, dove ha allenato fino al 2001, Ancona (2003/2004) dove entra in corsa e non riesce a evitare la retrocessione in B. Nel 2006/2006 (subentrato) e nel 2006/2007 (esonerato) sulla panchina dell’Udinese • «Nell’autunno del ”95 Massimo Moratti, da qualche mese proprietario dell’Inter, inaugura una collezione di allenatori destinata a diventare lunga esonerando Ottavio Bianchi. Per due giorni il presidente valuta seriamente di sostituirlo con GiovanniGaleone: perché il personaggio gli risulta simpatico, perché le sue squadre giocano un calcio divertente, perché l’uomo è fuori da certi giri che Moratti bene ancora non conosce, eppure già ne diffida. Infatti, dai collaboratori più stretti a buona parte della stampa la gara a silurare la bizzarra (per i canoni tradizionali) candidatura è affollata e, in breve, vincente. Galeone riceve una telefonata imbarazzata, e quando mette giù stappa una bottiglia del suo prediletto Sassicaia per celebrare in modo adeguato l’occasione nella quale è stato più vicino ad allenare una grande. Il retrogusto è amaro. Tra le vigliaccherie scritte in quei giorni per distruggerlo, c’è anche l’insinuante equivoco che gli amanti del buon vino siano degli alcolizzati. Galeone in quei giorni era libero perché dopo aver portato l’Udinese in serie A, e averle consigliato l’acquisto di Bierhoff dall’Ascoli – prima pietra della decennale avventura friulana nell’alta classifica’ una discussione con i Pozzo gli era costata la rottura. Undici anni dopo, il filo si riannoda nel nome di un’emergenza, perché l’Udinese rischia la B. Se si considera che in rosa gli uomini di qualità abbondano, la scelta di Galeone ha un senso preciso: lui che ha sempre fatto giocare all’attacco le squadre, può salvare l’Udinese restituendole la cognizione di una superiorità tecnica schiacciante sulle concorrenti. Il Gale non è tipo da chiudersi in difesa per strappare il punticino: andrà piuttosto all’assalto per conquistarne tre. Dopo le picaresche vicissitudini con Gaucci e l’eterno mettersi/lasciarsi col Pescara, sua musa come e più di una donna, è un piacere e insieme un cruccio ritrovare Galeone in A [...]» (Paolo Condò, ”La Gazzerra dello Sport” 21/3/2006). «Mai visto palestre né pesi, solo giri di campo e flessioni, corse in salita e balzi sui gradoni. Lo stretching dovevano ancora inventarlo. Da allenatore, il primo preparatore atletico l’ho trovato a Udine: Bordon. Qualche piccolo scontro iniziale, poi ci siamo intesi bene. Io finivo il mio lavoro, lui cominciava il suo. Alla fine del suo, tipi come Carnevale e Desideri lo avrebbero picchiato volentieri. Io non amavo e non amo la forza. Amo la velocità come agilità, non come potenza. [...] Fine anni 80, inizio 90. Muscoli e falli tattici, la famosa tonnara. E’ lì che la mia categoria ha rinunciato a insegnare calcio come si dovrebbe. E’ più facile dire a un tuo giocatore di buttar giù l’avversario che insegnargli a togliere regolarmente il pallone all’altro. Ragionando terra terra, ogni fallo nostro vuol dire palla agli avversari. Che senso ha? Comunque, i calciatori di oggi vanno loro in palestra, si curano il quadricipite o gli addominali e sembrano contenti. Io non mi sarei steso su quelle panche nemmeno se mi triplicavano l’ingaggio. [...] Tutte le innovazioni sono contro il talento. E le discussioni oziose: chi gioca a zona retrocede, chi gioca a uomo si salva. Può Baggio convivere con Del Piero? E Totti con Baggio? Al Real non si sono mai posti il problema, evidentemente. Eppure Zidane è una mezzapunta [...] Gli allenatori contano sempre meno mentre ai calciatori si perdona tutto: che si menino, si droghino, si schiantino, sfilino in passerella, lascino il ritiro, tutto va bene. Vaffanculo al tecnico? Una volta ci può stare, venti no. Sono come i divi di Hollywood? Non credo che Di Caprio mandi ogni dieci minuti affanculo il regista, anche se gli fa rifare 150 volte una scena. Molti miei colleghi dicono: che bravi oggi i ragazzi, più intelligenti di noi alla loro età, più professionisti. Balle, ruffianate. Noi eravamo più intelligenti, questi sono più furbi. Noi avevamo di meno e davamo di più, loro il contrario. [...] Bisogna tornare a insegnare calcio. Curare davvero i settori giovanili con buoni maestri ben pagati. Era il programma di Italo Allodi, che molti han fatto passare per cinico e baro, invece era una delle migliori teste del nostro calcio. Morto lui morto il progetto. [...] Ho una curiosità sulla clausola compromissoria. Io mi son beccato 8 mesi di squalifica, ingiusta, per omessa denuncia di tentativo di corruzione, mai attuato e non ne sapevo nulla. Avessi detto lo sapevo, due mesi. Ignorandolo, otto mesi. Se vado dal giudice ordinario, mi tolgono questa macchia. Non ci sono andato. Gaucci coi Tar può dinamitare la A e la B e tenerci lezioni di sportività quasi ogni giorno. regolare? [...] L’esonero a Perugia l’ho vissuto come una pugnalata alle spalle, avevo una bella squadra e stavo andando bene. Non credo di meritare un finale in calando e vorrei un’occasione per uscire bene dalla scena. Tutto qui, ma senza farne un dramma» (Gianni Mura, ”la Repubblica” 17/1/2004).