varie, 17 gennaio 2004
FERRARI Paola
FERRARI Paola Milano 6 ottobre 1960. Conduttrice tv. Nel 2003/2004 e nel 2004/2005 alla guida di Novantesimo minuto • «Non ho l’ambizione di finire a Domenica In o a La Vita in Diretta. Quando ero alla Domenica Sportiva ci sono rimasta 3 anni e mezzo. Poi un direttore di Raisport che non merita di essere citato (Giovanni Bruno, attuale direttore di Sky, ndr) decise di cancellarmi dalla sera alla mattina. Mi spiegò che la figura femminile non gli interessava e affidò la trasmissione a Marco Mazzocchi. Dimenticava la cosa più importante: che il proprietario non era lui ma il pubblico. E gli indici di gradimento andavano nella mia direzione. [...] Ci tengo a vestirmi elegante, sempre. Tailleur e giacca, mai sgargianti. La classica padrona di casa. [...] Mica sono una Velina. [...] Ho iniziato a fare la giornalista a 19 anni e i colleghi sono bravi, attenti e maligni a metterti addosso l’etichetta. Non avrei commesso l’errore di uscire a cena con un calciatore. [...] Collaboravo all’“Intrepido”, scrivevo di sport e musica. Avrò seguito una decina tra Festival di Sanremo e Festivalbar. Lavoravo sodo, guadagnavo poco, mi divertivo come una pazza. Ora ai concerti vado di meno. [...] Il più bello che mi ricordi è stato dei Queen. [...] Quando non conoscevo Marco (De Benedetti, il marito, ndr) ero alla Domenica Sportiva. Appena sposata mi hanno cacciato. Per essere una raccomandata, niente male» (Giancarlo Laurenzi, “La Stampa” 31/12/2004). «“Ho debuttato come centralinista di Portobello, trasmissione che segnò il ritorno di Enzo Tortora in Rai, dopo 7 anni di esilio. Avevo 16 anni”. Pare un esordio da velina ante litteram. Invece la carriera di Paola Ferrari, conduttrice con Marco Mazzocchi della Domenica Sportiva nasce da tutt’altra storia. “Ero scappata da casa. Abbastanza ribelle per andarmene, non abbastanza da prendere decisioni radicali: la fuga si era conclusa da mia zia a Busto Arsizio, nel varesotto. Lì c’era la sede di Tele Alto Milanese dove lavorava Tortora, che mi vide per strada e mi seguì. “Torno in Rai, chiamami a questo numero fra due mesi”. Lo feci. Due anni a Portobello, bellissima palestra con un maestro straordinario. Ma io volevo fare la giornalista. Con la vittoria dell’Italia al Mondiale ’82, si sono aperti spazi nuovi per le donne in tv anche perché i sondaggi dicevano che la Nazionale aveva grande seguito di pubblico femminile. Ho cominciato a lavorare per Telenova (Milan Inter), per Rete 4 che non era ancora di Berlusconi (Caccia al 13), per Telelombardia (Qui studio a voi stadio): anni bellissimi in cui ho patito un gran freddo. Le tv private costruivano l’evento attorno all’evento che non avevano: le trasmissioni cominciavano tre ore prima della partita e continuavano per tre ore dopo il fischio finale. Indimenticabile. Finché nell’89 è arrivata la chiamata Rai”. —Nel ’92 l’assunzione e dal ’95 le conduzioni: Dribbling, un triennio di Domenica Sportiva, il Tg2, un biennio a 90˚minuto e di nuovo la DS. Di tutto di più: come lo slogan Rai. Il meglio? “Da un lato il Tg2: esperienza fantastica e completa. Dall’altro 90°: prima donna e forse anche ultima visto che non si sa se tornerà in Rai”. — Ha sgomitato molto? “Moltissimo. E per sgomitare intendo crearsi delle opportunità, darsi da fare in modo propositivo. Rompere le scatole, picchiare i pugni... Sono qui, contate su di me. È il mio modo di affrontare il lavoro”. —Ha condotto 90° minuto per due stagioni conTim sponsor della serieA e suo marito, Marco De Benedetti, amministratore delegato di Tim. Padrona di casa in senso letterale. “Non ero la padrona di casa proprio per niente. Quando ho conosciuto mio marito io conducevo già la DS, non mi ha creato lui. Anzi: Marco non vorrebbe che lavorassi la domenica. I figli sono abituati, stanno col papà: vanno in pizzeria e mi telefonano 40 volte, sempre nei momenti meno opportuni”. — È cambiato l’approccio nei suoi confronti dopo che è diventata la signora De Benedetti? “Non nel lavoro: in Rai sono Paola Ferrari e non da oggi. Fuori sì e non è sempre piacevole. I lati positivi nell’aver sposato una persona importante sono molti, ma ci sono anche tante seccature” [...]» (Enrica Speroni, “La Gazzetta dello Sport” 5/1/2006).