Varie, 16 gennaio 2004
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Eielson Jorge
• Lima Lima (Perù) 13 aprile 1924, Milano 8 marzo 2006. Artista. «Anche se il padre era di origine scandinava, Jorge Eielson è peruviano, come Mario Vargas Llosa. [...] Da circa mezzo secolo vive in Italia. Prima a Roma; da una decina d’anni, a Milano. In realtà, in questi 50 anni lo Stivale gli è solo servito da base. Per il resto Eielson se n’è sempre andato in giro per il mondo. Sa di greco e di latino e ha molte altre virtù, si potrebbe dire parafrasando il Carducci. Conoscendo bene francese, inglese, spagnolo e italiano, legge Rimbaud e Mallarmé, Shelley ed Eliot, Poe e Whitman, Neruda e Borges, Montale e Calvino in lingua originale. Da ragazzo, fra i suoi professori ha avuto José María Arguedas. L’autore di Fiumi profondi, etnologo e narratore, non solo lo introduce nei circoli letterari e artistici di Lima, ma lo spinge a occuparsi degli indios peruviani, sottolineandone i contrasti col mondo coloniale dei bianchi. Al tempo stesso, ne stimola la vocazione letteraria (fra i libri di Eielson, Habitación en Roma, El cuerpo de Giulia-no e Primera muerte de María). Come artista, invece, dopo un breve apprendistato all’Accademia di Lima e dopo avere fatto una prima mostra con disegni, acquerelli, olii, oggetti di ispirazione dada (legni colorati e bruciati, movils di metallo a forma di spirali appesi al soffitto, ecc.), nel ‘48, Eielson se ne va a Parigi. Qui vive nella casa di Jules Supervielle (col figlio del poeta di origine uruguayana, Jean, aveva diretto la rivista El correo de Ultramar). Scopre Mondrian, il gruppo Madi (cui, in Argentina, aderiscono Lucio Fontana e Tomás Maldonado) e i Nuovi realisti di Pierre Restany. Dopo un incontro, a Ginevra, con Max Bill, viene in Italia. E capisce di avere trovato la sua “terra d’elezione”. Diventa amico di letterati e artisti: Villa e Burri, Colla e Capogrossi, Cagli e Afro, Dorazio e Perilli, Sanfilippo e l’Accardi, Twombly e Matta. Lasciata la fase “geometrica, costruttivista, neoplastica”, scopre il buddismo zen, rifiuta la letteratura e si avvicina a una “scrittura iconica, visuale e concettuale” che lo farà ritornare alla figurazione e a riappropriarsi delle sue radici. [...] La cosiddetta “tematica del nodo”. Il nodo, infatti, è un po’ il segno di un’immediata riconoscibilità di Eielson, una sorta di “marchio di fabbrica” che lo accompagna e lo contraddistingue da anni. [...] muoversi fra pittura e scultura e richiami antropologici, letterari, scientifici e filosofici. C’è il profumo dadaista e c’è la matematica. Ci sono Duchamp e Goethe. Ci sono i personaggi principali dei libri di Eielson: Giulia-no, conosciuta e rivista fra Parigi-Roma-Venezia, con la sua doppia personalità e il ricordo della giungla peruviana; la María spogliarellista che si denuda pian piano nel corpo e nell’anima, sino ad assomigliare alla Señora de los Milagros. E i famosi nodi. Sui quali, poi, si basa un enorme equivoco. I nodi, è stato detto, si ricollegano ai quipus . Ma che cos’è il quipu? Dizionario: pacchetto di cordicelle intrecciate colorate e annodate in uso nell’età precolombiana. I nodi corrispondono all’unità e il colore alle decine, alle centinaia e alle migliaia. Ma no, protesta Eielson, “a parte che non è solo un sistema di numerazione (noto solo in parte), corrisponde anche a un linguaggio orale vero e proprio, i miei nodi possono richiamare i quipus solo marginalmente. Io parto dagli indumenti, dai tessuti peruviani. Colorati, rappresentano tutta l’arte contemporanea. Ricordate gli annodamenti di Leonardo e il codice sul volo degli uccelli? Ecco, parto da lì per le mie storie, per i miei paesaggi”» (Sebastiano Grasso, “Corriere della Sera” 12/1/2004).