Varie, 15 gennaio 2004
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Davis Baron
• Los Angeles (Stati Uniti) 13 aprile 1979. Giocatore di basket. Dal 2011 ai Cleveland Cavaliers, già con Charlotte/New Orleans Hornets, Golden State Warriors, Los Angeles Clippers • «Millenovecentottantadue, Santa Monica. Baron Davis è un marmocchio di tre anni, con mille domande e mille curiosità nella testa, come tutti i bambini della sua età. Un giorno, nel cortile di casa, trova qualcosa di nuovo: un canestro, costruito da suo nonno. “Non avevo idea di cosa fosse il basket: ma il solo fatto che fosse un regalo di mio nonno, me lo fece amare immediatamente. Se mi avesse costruito un campo da tennis, oggi forse sarei nell’Atp Tour...”. Invece Davis è il miglior playmaker della Nba. Possiamo discutere se Jason Kidd sia un miglior passatore, se Gary Payton sia un miglior difensore, se Steve Francis sia un miglior realizzatore. Ma nessuno è completo quanto il regista dei New Orleans Hornets. [...] Non male per uno che, nel suo primo anno da universitario con Ucla, si era distrutto i legamenti di un ginocchio, con il rischio concreto di dover dire addio alla carriera. [...] Indossa la maglia numero 1, forse un segno del destino. “No, a dire il vero io volevo il cinque, quello che avevo sin dai tempi del liceo, ma quando sono arrivato agli Hornets ce lo aveva Elden Campbell. Gli proposi una discreta somma in denaro perché me lo cedesse. Mi rispose che era già ricco... Ora mi sono affezionato all’uno e non lo cambio”.Davis non si ritiene il migliore: “Jason Kidd e Gary Payton sono più forti, ma molti fanno tante cose meglio di me: Stephon Marbury, Steve Francis e altri ancora. La Nba è ormai diventata una lega dominata dai piccoli, anche se il giocatore più devastante rimane Shaq. Gli altri lunghi però, tipo Kevin Garnett o Antoine Walker, passano molto più tempo con la palla fra le mani, come se fossero dei play aggiunti. Il baricentro del gioco si è spostato. È la versatilità che paga”.In campo, Baron non ha paura di nulla (“anche se una volta, in una partita estiva, ho tentato di schiacciare in testa a Shaq, facendo appena tempo a cambiare idea prima che mi spaccasse un braccio... “) , ma lontano dal parquet ci sono un paio di cose che lo terrorizzano: “Prima di tutto l’acqua: una volta mi sono ribaltato in mare con il materassino ed ho rischiato di annegare. La mia fidanzata rideva, io ero terrorizzato. E poi soffro di vertigini”.Non si direbbe, visto la maniera in cui si eleva per schiacciare... Dicevamo dell’amore per il basket nato per merito del nonno. Ma il Barone in realtà, passato qualche anno, si era messo in testa di diventare un giocatore di football. “Il mio sogno da ragazzino era quello di vestire la storica maglia dei NotreDameFightin Irish. Quand’ero piccolo non avevamo la tv via cavo, quindi le uniche partite di football universitario che riuscivo a vedere erano quelle di Notre Dame (che tuttora ha un contratto ad personam con la Nbc, ndr). Se mi avessero offerto una borsa di studio per il basket e per il football non sarei andato a Ucla”.Per un periodo si mise anche in testadi voler fare il pugile: “Ma non avrei mai il coraggio di salire sul ring con Mike Tyson, anche se lo trovo una brava persona. È stato uno di quelli che mi chiamò per incoraggiarmi quando mi ruppi il ginocchio al college”.Ma alla fine scelse il basket e con la maglia dei Bruins dominò la Pac Ten, tanto da essere scelto con il numero tre assoluto nel draft del 2001 da Charlotte. Il basket, e lo sport in generale, potrebbero essere parte integrante della sua vita anche quando smetterà di giocare: “Mi piacerebbe fare l’agente. Avete presente Tom Cruise in Jerry Maguire? Vorrei essere come lui, un agente buono”» (Massimo Oriani, “La Gazzetta dello Sport” 2/1/2004).