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 2004  gennaio 14 Mercoledì calendario

CarodRovira Josep

• Lluís Cambrils (Spagna) 17 maggio 1952. Politico • «Il suo slogan preferito è: ’Spumante e libertà’. Quando lo mostra agli amici sullo schermo del suo telefonino, spiega che lo spumante (il ’cava’ catalano) gli piace berlo molto freddo e che la libertà è un valore da difendere a ogni costo. Eppure, nonostante i modi suadenti, l’oratoria convincente (è filologo di professione) e il sorriso nascosto sotto i folti baffoni, è un uomo che in Spagna comincia a far paura a molti. Soprattutto dal 16 novembre 2003, quando il suo partito, Esquerra Republicana de Catalunya, raddoppiando voti e seggi, è diventato l’ago della bilancia per la formazione di qualsiasi maggioranza di governo in Catalogna. E ancor più un mese dopo, quando con la nascita di una coalizione di sinistra guidata dal socialista Pasqual Maragall, è stato nominato ’conseller en cap’, una carica che corrisponde a quella di primo ministro. repubblicano, ma non ha difficoltà ad ammettere che farebbe un brindisi molto più volentieri con re Juan Carlos che con José Maria Aznar. indipendentista, ma non drammatizza e soprattutto non ha fretta. ”In quanto tempo ci arriveremo? Nel tempo che riterrà giusto la società catalana. Se questa, a maggioranza e nelle urne, non lo vorrà mai, non ci arriveremo mai”. Alla fine sembra sia stata proprio questa la strategia vincente. Altrimenti non si spiegherebbe come oltre mezzo milione di elettori abbiano deciso di dargli fiducia, in un momento in cui la definitiva uscita di scena di Jordi Pujol (al governo per un quarto di secolo) ha segnato per la Catalogna un vuoto di leadership. Dopo 20 anni passati sulle barricate (votò contro la Costituzione), Carod ha speso gli ultimi sette anni, da quando è alla guida dell’Erc, a costruire l’immagine di un partito diverso da quello settario ed estremista che era arrivato sull’orlo del tracollo. La sua oratoria l’ha sempre aiutato, ma anche sui contenuti la sua azione è stata incisiva. In poco tempo è riuscito a pacificare il partito e a trasformarlo in qualcosa di diverso da una versione radicale del pujolismo nazionalista. Era stato proprio questo il vizio d’origine, che Esquerra aveva pagato molto caro: nel 1980, quando Pujol venne eletto per la prima volta presidente della Generalitat, gli indipendentisti dell’Erc erano entrati nella maggioranza unendo i loro voti a quelli della destra dell’Ucd, il partito di Adolfo Suarez. Così li accusarono di essere sì nazionalisti, ma non di sinistra: un’etichetta alla quale, invece, hanno sempre tenuto molto. E Carod-Rovira, che da giovane aveva militato in formazioni con una netta impronta marxista, ha speso le sue energie per allontanarsi dai nazionalisti di Convergencia i Uniò di Pujol, evitando di cadere tra le braccia dei socialisti di Pasqual Maragall. Un miracolo di equilibrismo, una strategia dell’equidistanza che ha dato i suoi frutti alle ultime elezioni, quando Esquerra si è presentata come portatrice di un progetto ’nazionale e progressista’ lontanissimo dal nazionalismo difeso da Pujol, che si basava tutto sull’identità linguistica, storica e culturale della Catalogna. ”Sono catalano e basta”, dice Carod. Ma ciò non toglie che parli perfettamente lo spagnolo, oltre al francese, l’inglese e il gallego. E che veda la sua terra con occhi diversi dal passato: una regione, o un ’paese’, dove i catalani convivono con gli spagnoli, i sudamericani o i maghrebini. E dove ”non si deve obbligare nessuno a rinunciare alla propria identità per adottarne un’altra"» (Alessandro Oppes, ”L’espresso” 8/1/2004).