varie, 13 gennaio 2004
BLARDONE
BLARDONE Massimiliano Domodossola 26 novembre 1979. Sciatore. Campione mondiale juniores di slalom nel ’99, ha esordito in Coppa del mondo a Soelden nell’ottobre 2000, con un 20? posto. Primo successo in Coppa del Mondo l’11 gennaio 2005 nel gigante di Adelboden. «Un ottimo bagaglio tecnico, oltre che una notevole potenza fisica: nelle fasi di piegamento ed angolazione, le più critiche e delicate, lui assorbe forze centrifughe pari ad almeno quattro G, cioè quattro volte il peso del suo corpo, quindi circa 350 Kgp (chilogrammi peso). [...]» (Leonardo Coen, ”la Repubblica” 4/1/2004). «[...] tifoso del Torino, appassionato di cani, in passato spaccone, ora impulsivo se è vero che [...] ha sventato un scippo nella sua Domodossola consegnando il ladro alla polizia. Un atleta che indossava bandane, elmetti dell’esercito austroungarico, fasce con la scritta ”For Rent”, per denunciare il disinteresse dei grandi sponsor fin quando non è arrivato San Paolo Imi [...]» (Mattia Chiusano, ”la Repubblica” 12/1/2005). «[...] ragazzo dal fisico normale - un metro e 71 centimetri d’altezza per 70 chili - [...] è un modello tecnico che molti cercano di imitare. [...] è inimitabile perché la rapidità che ha nei piedi, la reattività che ha nella reazione alle situazioni non si possono imparare. La caratteristica principale è la prontezza nel chiudere la curva che permette agli sci di prendere velocità. Regali di Mamma Natura. Se una fortuna l’ha avuta è stata quella di aver trovato sulla sua strada dei buoni maestri. Primo fra tutti papà Elio, operaio in un industria metallurgica, che condivide la passionaccia per lo sci e la montagna in genere con mamma Antonia e la sorella maggiore di Max, Fabiana, la prima tifosa, che lo segue su tutte le piste d’Europa. Il signor Elio lo mise sugli sci nell’81 quando non aveva ancora tre anni. ”E si arrabbiava - ricorda Max - perché già dopo poche volte lo superavo. La mia Disneyland era il prato davanti a casa. Appena nevicava vivevo lì sino a quando non calava il sole, mi buttavo come un matto e poi risalivo a piedi con gli sci in spalla”. Capito come ci si fa le gambe? Blardone già da piccolo era un animale da sci. Le garette locali le vinceva tutte, le poche volte che perdeva andava su tutte le furie ed era intrattabile. Sì, non sapeva perdere e questa è già un bel punto di partenza per chi nella vita vuole vincere. Se ne accorse un tecnico della Val d’Ossola, Giorgio Ruschetti che, quando Max aveva 7 anni, diventò il suo allenatore e il suo consigliere. Un connubio felice, che portò Blardone nel ’91 a vincere il primo titolo italiano, quello di slalom nella categoria ragazzi. Fra i pali aveva un’esplosività incredibile e soprattutto non si arrendeva mai, anche quando sbagliava. Vinceva molto, il talento si vedeva a vista d’occhio, ma era ancora grezzo, andava plasmato soprattutto smussando gli spigoli del carattere. Il mondo cominciò a conoscerlo nel ’99 quando questo ragazzo ai Mondiali juniores di Pra Loup, in Francia, conquistò il titolo dello slalom. Era stato il primo italiano a utilizzare nello slalom gli sci corti e sciancrati. ”Me li aveva proposti Ruschetti che aveva ottimi rapporti con la Salomon e mi ero trovato subito a meraviglia”. Con gli stessi sci due mesi dopo, pur ancora nel settore giovanile, avrebbe conquistato il titolo italiano assoluto della specialità. Pareva avviato a una cavalcata trionfale, all’Italia, dove la ferita del ritiro agonistico di Tomba sanguinava ancora, pareva aver ritrovato un uomo vincente. Invece era solo l’inizio di un lungo tunnel. ”Per un’ernia al disco, mi operarono il 18 novembre di quell’anno. Ero appena entrato in squadra A ed ero fermo”. Qui si è vista tutta la sua saggezza e quella dei suoi consiglieri. Max non ha cercato un ritorno affrettato in precarie condizioni. Ha saltato l’intera stagione in attesa di essere di nuovo in perfette condizioni. E il talento non si può tagliare con il bisturi, anche se qualche volta cambia direzione. ”Al rientro, nell’autunno del 2000, in squadra mi dedicai al gigante perché il movimento che richiede lo slalom mi dava ancora dolori alla schiena”. Niente di particolare, cambiavano solo gli sci, aumentava la velocità e si allontanavano le porte. All’esordio in coppa del Mondo, il 29 ottobre 2000 nella gara di apertura a Soelden, Max è 20? pur partendo con un pettorale alto. C’era qualcosa di diverso nel suo modo di sciare, la sensazione che nessuno come lui riuscisse a utilizzare il potenziale degli sci sciancrati. Le sue curve rapidissime cominciarono a essere studiate. Comunque a Massimiliano bastarono 5 gare per entrare nei primi 15 della specialità. Pareva dovesse vincere subito. Invece la strada era ancora lunga e disseminata di ”medaglie di legno” , di quarti posti. La prima la ottenne a Val d’Isere, il 9 dicembre 2001, quindi ad Adelboden, la stagione successiva a Park City e [...] in Alta Badia nel giorno di Simoncelli. Pareva una maledizione. Una sensazione ravvivata anche dalla delusione olimpica, l’ottavo posto nel 2002 a Salt Lake City dopo il secondo della prima manche. ”Ho avuto la forza di non mollare, di non sentirmi battuto”, spiega Max con orgoglio. Il primo podio è arrivato nei primi giorni del 2003 a Flachau, dopo una prima manche stradominata, alle spalle di Benny Raich, un altro secondo posto lo ha realizzato [...] ad Adelboden dietro a Kalle Palander. Blardone era forte, ma mancava ancora qualcosa, la capacità di gestire la gara e la pressione. Il gigante è terribile, basta fare un errore per vedersi superare in classifica da 10 avversari. [...] secondo posto nella gara di apertura di Soelden alle spalle di un Bode Miller che pareva imprendibile. [...]» (Pierangelo Molinaro, ”La Gazzetta dello Sport” 12/1/2005).