Arianna Dagnino, ཿL’espresso 31/12/2003 pagina 123, 31 dicembre 2003
Il quarantacinquenne Steve Mann, docente d’informatica all’Università di Toronto, in Canada, da trent’anni vive con una minicamera addosso e un computer che registra e filtra tutto ciò che vede: "A volte mi definisco ”cyborg luddista”
Il quarantacinquenne Steve Mann, docente d’informatica all’Università di Toronto, in Canada, da trent’anni vive con una minicamera addosso e un computer che registra e filtra tutto ciò che vede: "A volte mi definisco ”cyborg luddista”. Sono cioè il primo a pensare che la tecnologia sia un mostro sfuggito a ogni controllo, e che l’unico modo per addomesticarlo sia utilizzare le sue stesse armi. Sì, per combattere il computer, dobbiamo diventare tutti dei computer. Dei computer umani. Solo così l’era dei cyborg sarà l’era in cui potremo ridefinire il nostro diritto al pensiero libero, ai nostri sogni e fantasie, senza che la realtà ci venga imposta dalle crescenti schiere di sondaggisti, pubblicitari, uomini di marketing e professionisti dello svago e dello spettacolo. Sarà una battaglia non su ”cosa possiamo possedere” ma su ”cosa possiamo essere”".