?, 31 dicembre 2003
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BATES Alan. Nato ad Allestree (Gran Bretagna) il 17 febbraio 1934, morto a Londra (Gran Bretagna) il 28 dicembre 2003
BATES Alan. Nato ad Allestree (Gran Bretagna) il 17 febbraio 1934, morto a Londra (Gran Bretagna) il 28 dicembre 2003. Attore. «Il volto più duro, impenetrabile e fascinosamente irsuto del teatro e del cinema inglese [...] un attore di culto del palcoscenico che acquistò di colpo fama britannica e notorietà mondiale recitando nel 1956 in Ricorda con rabbia di Osborne entrando di diritto nel mondo degli ”arrabbiati”, collega di Albert Finney e Tom Courtenay, in sintonia con Harold Pinter. [...] Un artista che fu comunque un fuoriclasse in ogni genere di spettacolo, che lasciò impronte singolari e intense anche in alcune edizioni di Amleto, Riccardo III e Antonio Cleopatra cogliendo soddisfazioni Oltreoceano magari recitando in Silent Tongue di Shepard, mettendo a segno in patria un notevole profilo di Mick ne Il guardiano di Pinter, figurando in sette spettacoli di Simon Gray [...] Il pubblico internazionale lo ricorda insieme a Quinn in Zorba il greco del 1964, per il rude pastore interpretato in Via dalla pazza folla di Schlesinger, per l’ispettore scolastico di Donne in amore di Russel, per l’uomo che tesse una relazione scandalosa in Messaggero d’amore di Ivory. [...] Uomo introverso e dissipatorio, dotato di profilo enigmatico, e di temperamento insofferente, appartiene alla categoria di uomini dello spettacolo che hanno alternato seduzione del rigore e fatalismo dell’eccesso, e col passare del tempo la sua figura mostrò un falstaffiano appesantimento dovuto (diceva lui stesso) alle intemperanze col cibo e col bere. [...]» (Rodolfo Di Giammarco, ”la Repubblica” 29/12/2003). «Si era imposto all’attenzione dei critici nel 1956, con la sua interpretazione di Ricorda con rabbia, lavoro teatrale rivoluzionario di John Osborne. Ma fu anche uno dei volti da ricordare del nuovo cinema inglese dopo la rivoluzione degli anni ’60, riuscendo come pochi a intuire e a tradurre in sguardi la genialità, la sofferenza, l’acuta analisi psicologica di molti personaggi nati vuoi dal cuore liberty di Ken Russell (1969, lo scandaloso Donne in amore, famosa la sua lotta a corpo nudo con Oliver Reed), vuoi da quello proustiano di Losey (’71, il proletario che ama l’aristocratica Julie Christie in Messaggero d’amore). Bates non disdegnava i grandi romanzi sentimental popolari della letteratura dell’ 800 inglese: fu il pastore Gabriel Oak di Via dalla pazza folla di Schlesinger, il giovane ebreo vittima dei pregiudizi ne L’uomo di Kiev di Frankenheimer; o i ruoli jolly come il simpatico pittore di cui si innamora la divorziata Jill Clayburgh di Una donna tutta sola di Mazursky, ’77, film che gli portò in dote la simpatia di Hollywood. Ma il primo successo risale al ’64 e il 30enne Bates lo vince ai punti disegnando in Zorba il greco di Cacoyannis un inglese che prima rifiuta e poi capisce lo spirito dionisiaco di Anthony Quinn. Piacente, bruno e arruffato dentro e fuori, nei riccioli e nello spirito, con quegli occhi che frugavano indiscreti ovunque fino giù in platea, Bates, nato ad Allestree, nel Derbyshire inglese nel ’34, ha una solida preparazione e frequentazione teatrale al Royal Court Theatre, tanto che Zeffirelli lo vorrà nel ’90 nel suo Amleto. Era l’epoca del free cinema e del free theatre e il nostro, che ha un tocco classico e moderno sintonizzati al meglio, si allea con entrambi i giovani leoni delle nuove generazioni. Che sul palcoscenico si chiamano appunto Osborne o Pinter, Wesker, Shaffer, e al cinema sono i colleghi Albert Finney, Tom Courtenay, Oliver Reed, e i registi anti bon ton inglese che gli danno i primi ruoli non convenzionali, proletari e piccolo borghesi, in film originali ed arrabbiati. Come Silvio Narizzano (Georgy svegliati, satira del perbenismo d’epoca), Tony Richardson (in The entertainer, 1960, a confronto con Olivier e la Plowright), Clive Donner (Il custode di Pinter e il satirico Un cadavere in cantina in cui è un cinico arrampicatore sociale), John Schlesinger (in Una maniera d’amare è un protagonista in crisi per la casa). Inizia così dal neo realismo inglese la sua carriera internazionale che annovera e alterna copioni difficili, film rabbiosi e titoli di successo, da The Rose di Rydell con Bette Midler al sensibile Quartet di Ivory, da Duet for one di Koncialovskji in cui cura la moglie malata al maturo e intristito gay del Più gran bene del mondo. Posto a parte per L’Australiano di Skolimowski in cui è un inglese che sostiene di aver appreso dagli aborigeni l’arte di uccidere col proprio urlo» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 29/12/2003).