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 2003  dicembre 28 Domenica calendario

Fava Dino

• Nato a Formia (Latina) il 16 marzo 1977. Calciatore. Dell’Udinese. «Il parvenu del gol. [...] ”Dopo i 22 gol al primo anno di B con la Triestina volevo a tutti i costi mettermi alla prova in A: i giochi delle comproprietà e delle buste mi avevano rispedito a Varese, ma ho aspettato fino all’ultimo giorno di mercato ed è arrivata l’Udinese. Meglio non potevo chiedere. una squadra forte e l’ambiente è ottimo: ho trovato la mia Juventus”. Il suo mito di ieri è Van Basten, il suo modello di oggi è Pippo Inzaghi. [...] Il percorso di Fava verso la consacrazione è stato comunque molto tortuoso. ”A un certo punto volevo smettere: a Napoli (dove era una delle promesse del settore giovanile, ndr ) sono stato fermo un anno perché, terminato il ritiro estivo, la società voleva mandarmi in una realtà complicatissima, il Gela in C2, e io non ci stavo. stato un momento molto delicato, mi chiedevo se valeva la pena continuare. Avevo preso il diploma e mi ero iscritto all’Isef perché avevo capito che il calcio poteva non essere più il mio lavoro. Poi sono ripartito dalla C2, ma da una società sana come la Pro Patria. E lì ho cominciato a segnare (12 gol). Quindi è arrivata la chiamata del Varese, in C1, e i gol sono diventati 22 in due stagioni. Infine Trieste, la tappa fondamentale, grazie a Ezio Rossi e a un gruppo eccezionale”. Tre stagioni vissute tutte d’un fiato, per recuperare il tempo perduto: ”Al Nord ho trovato la tranquillità necessaria per ripartire da capo e fra Trieste e Udine l’ambiente ideale per uno tranquillo, ma motivato come me. Chi ha fatto la gavetta, vivendo realtà non facili, probabilmente ha più ’fame’ e cattiveria: so quello che ho passato e indietro non ci torno”’. [...] Fava ha segnato al debutto in Europa a Salisburgo (’ma l’eliminazione è stata una delusione enorme”). Ha segnato all’esordio in A: ”Una doppietta ad Ancona, lì ho cominciato a capire che c’era posto anche per me in questo campionato”. Ha fatto centro alla prima a San Siro: ”Voglio sempre mettermi alla prova e vedere se sono all’altezza. Non ho paura delle nuove avventure, anzi, mi ci butto sempre con grande concentrazione, perché a certi livelli non puoi mai distrarti”» (Paolo Tomaselli, ”Corriere della Sera” 27/12/2003).