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 2003  dicembre 28 Domenica calendario

Eleni Davide

• Nato il 15 agosto 1913, morto a Milano il 24 dicembre 2003. «Il più anziano socio vitalizio del Milan (che lo premiò nel 2001) e il presidente onorario dell’Enotria, una delle più famose scuole di aspiranti campioni del pallone. Dal ’45 al ’54, era stato con Umberto Trabattoni (presidente) e Toni Busini (direttore tecnico), l’anima del Milan, che dopo una lunga eclissi (44 anni, ”il periodo d’oro del calcio italiano”, secondo la velenosa battuta dell’avvocato Prisco) tornò a vincere lo scudetto, guidato in panchina dall’ungherese Lajos Czeizler. Era il 10 giugno ’51. Della società rossonera, Eleni, titolare di un negozio di tessuti a Milano e grandissimo intenditore di calcio, era molto più che il dirigente accompagnatore, secondo la definizione di allora o il team manager, come si direbbe oggi: ne era l’anima, il deus ex machina, una guida sicura per tutti i giocatori, soprattutto per chi veniva da lontano e aveva bisogno di un punto di riferimento non soltanto calcistico, per non farsi vincere dalla nostalgia di casa. La rinascita rossonera coincise con l’arrivo dalla Svezia del famoso Gre-No-Li: Nordahl era stato preso nel gennaio ’49 (esordì contro la Pro Patria) ed era stato raggiunto in estate da Liedholm e Gren. Il 5 febbraio ’50, il Milan andò a vincere in casa della Juve per 7-1, ma riuscì soltanto a sfiorare lo scudetto, finendo secondo a cinque punti dai bianconeri; nel ’51, invece, arrivò il titolo dopo un appassionante duello con l’Inter di Nyers, Skoglund, dell’olandese Wilkes, di Lorenzi, staccata di un punto. Il Milan, di gol, ne segnò 107, come l’Inter, e Nordahl vinse la classifica dei cannonieri (34 reti). Un successo arricchito dalla conquista della Coppa Latina. Erano gli anni di un calcio geniale e meraviglioso (quando i derby finivano 6-5) sull’asse Milano-Torino, che aveva saputo riprendersi dallo choc della tragedia di Superga del ’49. Il Milan tornò a vincere lo scudetto nel ’55, con Bela Guttman e Puricelli in panchina; era già la squadra dei Rizzoli, ma era ancora il Milan di Davide Eleni, che aveva saputo diventare il punto di riferimento di Juan Alberto Schiaffino. Per sentirsi in famiglia, l’asso uruguaiano passava il Natale a casa di Eleni, come avevano fatto gli svedesi. O come Omero Tognon, storico centromediano rossonero, che in quella casa si era trasferito per la convalescenza, dopo un delicato intervento al ginocchio. Molto attento al settore giovanile (sotto la sua spinta venne preso Trapattoni), Eleni al Milan diede tutto, con una dedizione assoluta, fino al ’57, quando si consumò il divorzio dalla società, dopo un altro scudetto. I vertici societari gli avevano chiesto di riportare Czeizler al Milan, perché non erano più soddisfatti del lavoro di Gipo Viani e lui si era subito attivato, salvo scoprire che c’era stato un repentino cambiamento di indirizzo. Ne restò spiazzato; essendo uomo di sport e di principi, preferì andarsene. Continuò a lavorare per i giovani all’Enotria e come responsabile della Selezione lombarda (da lì passò anche Facchetti), ma il Milan gli era sempre rimasto nel cuore. Come il calcio, che è stata la sua passione e la sua vita. Fino all’ultimo» (f. mo., ”Corriere della Sera” 27/12/2003).