Varie, 28 dicembre 2003
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Windsor Carlo
• (Charles) Londra (Gran Bretagna) 14 novembre 1948 • «Nessuno degna di considerazione quello che ha fatto bene, e lui fa titolo solo quando le cose gli riescono male. I britannici hanno un patto con la monarchia. Loro tengono la bocca chiusa, vanno in giro a trastullarsi con cavalli e cani corgi, bevono troppo, tagliano qualche nastro, e noi li finanziamo. Ma il Principe Carlo non ha mantenuto la sua parte del contratto. L’erede al trono si è servito della propria posizione per dire la sua sull’architettura, sull’ambiente, sull’agricoltura e sulla scienza. Per lo più, gli accademici si sono occupati a malincuore del principe - non volendo né suonare campanelli d’allarme né farsi vedere a prenderlo sul serio. Ma un nuovo libro, Il Principe Radicale, che ne analizza il contributo intellettuale, potrebbe cambiare tutto ciò e costringere la gente a schierarsi. Perché pare che una quantità sorprendente di accademici pensi comunque che il principe abbia qualcosa da dire. David Lorimer, autore del libro e direttore programmatico del Scientific and Medical Network, è convinto: ”Quello che ha da dire il principe ha valore. Lui mescola una visione spirituale del mondo con applicazioni pratiche. Parte dalla premessa che la natura abbia una profonda sacralità intrinseca, così che debba essere rispettata invece che trattata alla stregua di risorsa da sfruttare. Questo tema informa tanto la sua posizione sull’economia quanto il suo approccio alla medicina olistica. Non è, come crede qualcuno, una persona rimasta ancorata al passato: sottolinea piuttosto la continuità tra passato e presente”. Il Principe Carlo è un avvocato naturale del ”cauto approccio allo sviluppo”: ”se sei in dubbio, non farlo”. E’ stato tra i primi a porre domande sull’etica e la scienza delle colture geneticamente modificate (Ogm). ”Ponendo questioni serie, ha innalzato il profilo dell’agricoltura”, dichiara Jules Pretty, docente di ambiente e società presso l’Università dell’Essex. ”Ha anche dato contributi concreti (in denaro). E’ vero che ha un sacco di soldi, ma Highgrove (la residenza di campagna del principe, ndr) e il suo Ducato di Cornovaglia sono stati importanti portabandiera per la lobby dell’agricoltura biologica e sostenibile. Negli ultimi 50 anni questo Paese ha perso 11 fattorie al giorno e la maggior parte dell’agricoltura è oggi nelle mani di grandi multinazionali. Il principe Carlo potrebbe guidare il dibattito su che aspetto dovrebbe avere questo settore in futuro”. Pretty sostiene che il principe goda di molto rispetto in seno alla comunità agricola. Non solo lì. ”Dà buoni consigli, sa quello che dice ed è attivamente impegnato con l’industria” dice Sir Martin Rees, docente di astronomia e cosmologia presso l’Università di Cambridge. [...] Dice Sir Crispin Tickell, cancelliere dell’Università del Kent: ”Carlo ha la capacità di attirare l’attenzione su argomenti importanti che altri, compreso il governo, evitano. E molte sue idee, come quelle di un’architettura su scala umana, fondata sulla comunità, trovano eco tra la gente comune. Naturalmente questo irrita alcuni accademici: essi odiano che chiunque gli pesti i piedi, e non c’è chiasso paragonabile a quello di un docente offeso”. Non tutti apprezzano ”il principe apocalittico”: nel 2003 Carlo ha scritto una lettera alla Royal Society agitando lo spettro della ”sostanza grigia” (Grey goo ), uno scenario catastrofico della nanotecnologia nel quale micro-macchinari si autoriproducono e s’impadroniscono del mondo, idea su cui si è basato un romanzo thriller di Michael Crichton. [...] Ma le opinioni del principe spesso riecheggiano quelle di gran parte dell’inglese medio, che si sente impotente davanti allo sviluppo. E’ l’uomo con la Rolls bianca che osa dire no. E questo non è stato sentito con forza da nessuna parte come nell’architettura, dove il pastiche neoclassico del principe è diventato l’idea aggregante degli anti-modernisti. Certo la maggior parte degli architetti la pensa in maniera diversa. ”Ci sono voluti vent’anni per riprenderci dal vespaio suscitato dal principe” dice Piers Gough, tra gli architetti di punta del Regno Unito. ”Ha dato il potere ad ogni miserabile piccolo consigliere di porre il veto a proposte che non gli piacciono o che non capiscono, e come risultato abbiamo patito due decenni di estenuante contrarietà ai cambiamenti”» (John Crace, ”Corriere della Sera” 24/12/2003).