Varie, 24 dicembre 2003
Tags : José Antonio Reyes
REYES José Antonio
REYES José Antonio Calderon Utrera (Spagna) 1 settembre 1983. Calciatore. Dal 2004 all’Arsenal • « stato un passo avanti a tutti fin dai pulcini. Un osservatore del Siviglia lo scova a Utrera, paese vicino ma accartocciato su montagne aspre e fuori rotta dell’Andalusia, quando ha 11 anni. A 15 firma il suo primo vero contratto, a 16 debutta in prima squadra contro il Saragoza. In quel periodo lo vede il ct della Spagna Iñaki Saez, allora tecnico nelle giovanili ed esclama: ”Questo qui è Futre. Fa gli stessi slalom controllando benissimo il pallone a grande velocità, e ha lo stesso modo di partire in un’azione individuale”. [...] Saez lo chiama nell’Under 16. A 18 è già un idolo dei tifosi, a 19 vince l’Europeo di categoria, insieme con Fernando Torres. A 20 è l’astro nascente del calcio spagnolo. [...] Il suo gioco è un videogame fatto di strappi inattesi, dribbling da illusionista e passaggi in varchi tanto stretti da sembrare quelli delle sue montagne [...]» (Fabio Bianchi, ”La Gazzetta dello Sport” 24/12/2003) • «Detto el nino. Dicono che l’allenatore Arsene Wenger abbia visto ben 54 partite con la giovane stella del Siviglia in campo prima di spendere la cifra record di 17,5 milioni di sterline per averlo con sé tra i Gunners. Dal vivo o in videocassetta, certamente non sono sfuggite a Wenger due pietre miliari nella breve ma già intensa carriera di Reyes. La prima: nel novembre 2001 il Siviglia batte il Valladolid 4-0; Reyes segna il quarto gol partendo dalla sua posizione di ala sinistra, scarta tre difensori e batte il portiere; nel tripudio il suo compagno di squadra Gallardo gli si inginocchia davanti e gli morde il pisello. Il rituale è alquanto macho e sufficientemente comico, ma il giorno dopo il rude Galliardo e l’incolpevole Reyes sono in prima pagina su Marca, la ”Gazzetta” di Spagna. Il titolo strilla: ”Intollerabile”, e la Federcalcio iberica prende provvedimenti. Seconda pietra miliare: nel novembre dell’anno scorso il Siviglia batte il Real Madrid 4-1; Reyes fa un partitone, essendo coinvolto nelle azioni di tutti e quattro i gol e segnandone uno dopo aver ridicolizzato il difensore Pavon. Alla fine Zidane dice di lui: ”Sembrava che andasse in motorino”. La velocità è una caratteristica di Reyes che piace molto agli inglesi. Come si dice, è un giocatore da playstation, che ha semplificato il suo calcio al punto di cercare la porta sempre e comunque ogni volta che prende il pallone. Un centravanti mutante, aggiungiamo, con caratteristiche simili a quelle dei nostri Kakà o Cassano, sostenute però da un fisico tozzo e un’attitudine al tackle tutta britannica (c’è una linea segreta che unisce il calcio inglese a quello spagnolo, fin dalla sua fondazione). Wenger sperimenta su di lui lo stesso trattamento riservato a Thierry Henry, che arrivò in Inghilterra da incerta ala sinistra juventina, fu spostato a giocare un po’ più al centro ed è infine diventato una delle tre-quattro stelle assolute del football planetario. Il ragazzino spagnolo adesso gioca da seconda punta nel sofisticatissimo centrocampo dell’Arsenal: un po’ più al centro di Pires, un po’ più avanti di Viera, e un po’ più indietro di Henry. [...] La trattativa durata sette mesi, con il contemporaneo interessamento di Liverpool e Barcellona, ebbe un picco comico quando il presidente del Siviglia disse che 10 milioni di sterline non bastavano a comprare neppure una scarpa del suo campione. Si è conclusa [...] a prezzo quasi raddoppiato (due scarpe!) e i tifosi del Siviglia non l’hanno certo presa bene. Fischi al presidente. Qualche giorno dopo i giornali inglesi hanno immortalato le prime parole di Josè sceso dall’aereo: ”’azzo che freddo”. Infine, tutti si sono riscaldati coi suoi primi due gol: una doppietta che ha permesso all’Arsenal di battere il Chelsea per 2-1 eliminandolo dalla Fa Cup [...] Agli inglesi piace molto un’altra cosa di Reyes: la sua andalusitudine. nato a Ultrera, a due passi da Siviglia. Perciò, come scrive Henry Pearson - uno dei più colti giornalisti sportivi del Guardian – ”ha una grazia da torero, i piedi veloci come quelli di un ballerino di flamenco e un rapporto moresco con l’estetica dello spazio”. Qualunque cosa voglia dire, è senz’altro affascinante. I tabloid, a loro volta, si sono esercitati nel raccontare la zingaresca tribù familiare che ha seguito il ragazzo a Londra: la mamma Mari, che va a messa ogni giorno e ha posto il figliolo sotto la protezione della Vergine della Consolazione; il padre Francisco, ex elettricista, ex calciatore di serie B e tifoso del ”proletario” Real Betis (acerrimo nemico dei cugini del Siviglia, quindi); il fratello Jesus; la fidanzatina Remedios, commessa dei grandi magazzini El Corte Ingles prima di seguire il suo bello all’estero. [...] Va a letto da sempre alle dieci e beve solo acqua. Quando esagera, latte col cacao. Ma è ancora giovane. Crescerà. Per molti è già tanto che sia venuto su così: dicono che a 10 anni, quando cominciò a giocare nel club spagnolo, fosse magro e stralunato, sapesse a malapena leggere e scrivere, e avesse dei difetti di parola. stato seguito da maestri e psicologi per tutta l’adolescenza. Non ha finito la scuola, ma adesso ha tutto quel che basta per diventare un piccola star» (Alberto Piccinini, ”il manifesto” 31/3/2004).