varie, 22 dicembre 2003
DELLE
DELLE PIANE Carlo Roma 2 febbraio 1936. Attore • «L’attore culto di Pupi Avati. Dopo esser stato prima attore-bambino nel; dopoguerra con Cuore di De Sica e altro, poi attore-caratterista nei musicarelli di Claudio Villa o nelle commedie di Totò. ”Non ho mai frequentato corsi di recitazione. Mi sono ritrovato sul set prima di aver capito se mi piacesse. Da bambino andavo a recitare perché non volevo studiare. Il cinema l’ho scoperto e amato da grande, quando passavo intere giornate nei cineforum vedendo tutto il meglio dei grandi autori. Il mio idolo era Buster Keaton: più asciutto, più essenziale di Charlot. Che fossi bravo me ne sono accorto rivedendomi, molti anni dopo, in Domani è troppo tardi di Muguy che avo girato a 14 anni. Ma finché non ho incontrato Avati nessun regista mi ha preso sul serio”» (si. ro., ”La Stampa” 21/12/2003) • «[...] Carlo Delle Piane è un ossessivo grave. Il mondo per lui è un agguato permanente di mani contagiose. [...] Ha le tasche piene di kleenex, non tocca mani, soldi, carte di credito, accendini, nemmeno il proprio. Sistema tre sigarette in fila sul tavolo e se le fa accendere dagli altri. [...] A salvarmi dalla depressione e dal rancore è quella che io chiamo la mia amica follia. Se dovessi rinascere vorrei essere un delfino, immerso in ogni secondo della mia vita nell’acqua profonda dell’oceano. Pulito che più pulito non si può, dentro e fuori. [...] Non ho mai avuto il complesso della mia bruttezza, ma da giovane quando mi segnavano per strada non capivo se lo facevano per ammirazione o per dire: ”dove cazzo va quell’alieno” [...] Dormo completamente nudo da sempre. Non mi addormento subito. Rivedo ogni volta il film della giornata, tutte le persone con cui mi sono comportato male e mi rimprovero [...] Io sono un credente a modo mio. Ho un rapporto diretto con l’aldilà. Con la Madonna soprattutto ci parlo spesso... Non mi confesso, non racconto i miei fatti a un estraneo che magari è peggio di me, ma prendo la comunione. Con le mie precauzioni... [...] il cinema italiano non mi ha mai dato un cazzo. Solo premi, tanti premi [...]”» (Giancarlo Dotto, ”La Stampa” 28/10/2008).