Varie, 19 dicembre 2003
PELIZZOLI Ivan
PELIZZOLI Ivan Bergamo 18 novembre 1980. Calciatore. Portiere. Dal 2011/2012 al Padova (B). Ha giocato anche con Atalanta, Triestina, Roma, Reggina, Lokomotiv Mosca, Albinoleffe, Cagliari. Due presenze in nazionale, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene (2004) • «Portiere che la Roma acquistò nell’estate 2001 versando qualcosa come trenta miliardi di vecchi lire nelle casse dell’Atalanta. Bergamasco a tutto tondo, alto e magro come un chiodo, il look sempre messo in discussione: capelli lunghi nella prima parte di avventura romana, ora un taglio più corto e sobrio. [...] Dopo un paio di papere si disse di lui: è il puntodebole della squadra. Lo pensavano, lo scrivevano e lo dicevano in tanti: e non sono solo tra i giornalisti. Anche nella Roma affioravano dubbi. Riguardavano, soprattutto, la personalità e la concentrazione: è incerto e distratto, questo l’identikit in voga allora. Il punto di svolta è in un nome che ha fatto la storia della Roma: Franco Tancredi. Il portiere della Roma del secondo scudetto, promosso allenatore del settore dopo l’allontanamento di Roberto Negrisolo — un maestro che va sempre e comunque rispettato —, in quel momento-chiave allenò soprattutto la testa. Parlò, strigliò, rassicurò, spronò il giovane Ivan. Capello, intanto, sollecitava a modo suo il giocatore: con la mano destra ribadendo la fiducia nei suoi confronti, con quella sinistra ricordando che nella Roma era tornato a disposizione — nessuno poteva prevedere i guai fisici che hanno finora bloccato il portiere rientrato alla base dopo due anni di Chievo — Lupatelli. [...] Morale: il portiere incerto e distratto è entrato nella storia della Roma con il nuovo record d’imbattibilità: ben 773 minuti. Settanta giorni di campionato senza incassare una rete: dal 35’ di Juventus-Roma, firmato da Di Vaio il 21 settembre, alla sassata all’incrocio firmata da Chevanton il 30 novembre in Roma-Lecce. [...] “Tancredi mi ha aiutato molto. È un grande allenatore e un grande uomo. Con lui non c’è solo il lavoro sul campo, ma c’è anche il dialogo. Sono contento e orgoglioso della mia stagione, ma una buona parte di merito va alla squadra e in particolare alla difesa. Chivu ci ha fatto compiere il salto di qualità. Rispetto al passato è cambiato anche il mio modo di interpretare il ruolo. In una squadra che subisce poco, devi essere pronto a parare i rari tiri che arrivano inporta. La concentrazione è fondamentale per giocare a questi livelli”. [...] Sta imparando a guidare la difesa: [...] si faceva sentire poco e spesso c’erano incomprensioni con i difensori. È migliorato nelle uscite, soprattutto in quelle basse. Il suo obiettivo, dichiarato, è quello di entrare nel giro della nazionale» (Stefano Boldrini, “La Gazzetta dello Sport” 19/12/2003).