15 dicembre 2003
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Bartley Robert
• Nato a Marshall (Stati Uniti) il 12 ottobre 1937, morto a New York (Stati Uniti) il 10 dicembre 2003. Giornalista. «Forse l’editorialista più famoso e potente del mondo. Per trent’anni aveva diretto le ”op pages” del ”Wall Street Journal”, le pagine delle opinioni. Rappresentava la voce della conservazione nella politica ed economia americane, ma era aperto alle più grandi firme ”liberal”. I suoi interventi e quelli dei suoi collaboratori influivano spesso sulle decisioni dell’amministrazione e del Congresso, e anche chi era di idee opposte ne rispettava l’intelligenza e il rigore. [...] Sebbene schivo e gentile, si comportava da militante: negli anni ’70, ad esempio, condusse una crociata contro la distensione e la riduzione degli armamenti con l’Urss; e negli anni ’90 raccolse i ”fondi” contro gli scandali del presidente Clinton, da lui ritenuto immorale, in sei volumi destinati alla Biblioteca del Congresso. Nato a Chicago, dove entrò nel giornalismo, Bob Bartley andò al ”Wall Street Journal” nel 1962. Per tre anni rifiutò di lavorare alle ”op pages”, spiegando di sentirsi più un ”liberal” che un conservatore, e infatti alle elezioni del ’64 votò per il presidente democratico Lyndon Johnson. Ma nel 1965 incominciò a scrivere editoriali e nel ’72 divenne il direttore del settore. Uomo di grande cultura e ancora più grande chiarezza, amava citare ai suoi collaboratori il detto di Guglielmo d’Occam, filosofo inglese del XIV secolo: ”Spesso la miglior soluzione di un difficile problema è la più semplice”. Bartley, che vinse un premio Pulitzer e fu insignito della ”Medaglia della libertà” dal presidente Bush, verrà ricordato per l’appoggio dato a economisti come Arthur Laffer e il Nobel Robert Mundell, cultori del liberismo. E per la sua fede nell’America. Abbandonando il ”Wall Street Journal”, trasmise ai colleghi questo messaggio dopo le stragi del 2001: ”Abbiamo superato di peggio”» (’La Stampa” 13/12/2003).