13 dicembre 2003
"A me ricorda un maresciallo sovietico. Uno di quelli col cappottone fino ai piedi, guance colorite, berretto rotondo e cimiteri di croci sul petto
"A me ricorda un maresciallo sovietico. Uno di quelli col cappottone fino ai piedi, guance colorite, berretto rotondo e cimiteri di croci sul petto. Ve li ricordate, i generali dell’Armata Rossa? Sembravano il simbolo del potere ma erano esecutori d’ordini. Segretario del partito, comitato centrale, ministro della Difesa: molti potevano intromettersi nelle loro faccende. Se vincevano, i generali vincevano in compagnia (numerosa). Se perdevano, perdevano da soli. Ebbene: ho sempre creduto che il caso del maresciallo Ancelotskij fosse diverso. Anche nell’armata rossonera la catena di comando è chiara: un presidente competente e onnipotente (Berlusconi), un vicepresidente presente e intraprendente (Galliani), un autorevole politburo (Maldini, Costacurta, Inzaghi), un efficace sistema di propaganda (le TV del capo). Eppure Ancelotskij ha sempre difeso il suo ruolo, trovato il suo spazio, gestito i suoi uomini: e, diciamolo, s’è preso le sue soddisfazioni. Ora cerca il predominio mondiale in Estremo Oriente, una domenica d’inverno. Ditemi se non è il sogno d’ogni maresciallo sovietico che si rispetti" (Beppe Severgnini).