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 2003  dicembre 11 Giovedì calendario

EINAUDI

EINAUDI Ludovico Torino 23 novembre 1955. Pianista. Compositore. Performer. Nipote di Luigi • «’Quando avevo 10 anni comprai la prima chitarra elettrica. E per dieci anni ho ascoltato e suonato soprattutto Bob Dylan, Cream, Rolling Stone, Jimi Hendrix, e tutto quel repertorio bellissimo anni Sessanta e Settanta. Mia madre in casa suonava il pianoforte: Chopin, Bach, ma anche canzoni popolari francesi. Sono cresciuto dalla combinazione di questi semi [...] Dalla vita reale un compositore cerca sempre degli stimoli, degli elementi che possano infiammare l’ispirazione. Qui, in casa mia, ci sono gli elementi più vicini a me: il mio pianoforte, che ho soprannominato ”Tagore”, la moquette arancio del soggiorno, le nubi che veleggiano dolcemente attraverso il cielo, i raggi del sole che attraversano la persiana, la musica che ascolto, i libri che leggo e che non leggo, la mia memoria, gli amici, la gente che amo. Un altro grande stimolo creativo viene dai viaggi. Sono stato nel Mali alle origini del blues a incontrare musicisti come Ballaké Sissoko che suona la Kora, una sorta di arpa antichissima” [...] Fra le esperienze di Ludovico Einaudi [...] Salgari (per terra e per mare), opera-balletto creata per l’Arena di Verona con le coreografia di Daniel Erzalow, e Time Out, una performance di teatro danza realizzata con lo scrittore Andrea de Carlo. Alle origini del percorso di Einaudi, lo studio al conservatorio con Luciano Berio. [...] ”Voglia di leggerezza, di improvvisazione e comunicazione sono arrivati col tempo. Le mie opere solistiche sono come canzoni: devono suonare naturali, senza forzature. Berio mi piaceva perché non aveva la rigidità intellettuale dei compositori del suo periodo, aveva aperture verso tutte le musiche del mondo e sapeva muoversi con disinvoltura fra Beatles e musica africana. Così sono stato ”a bottega’ con lui per tre anni. Poi ho cercato di unire la profondità del pop con l’interiorità della musica classica [...] La mia è una musica che parla dentro. Un genere che scarseggia”» (Mario Luzzatto Fegiz, ”Corriere della Sera” 4/10/2004). «Un successo, italiano ed europeo, in parte inaspettato. In particolare in Gran Bretagna. [...] ”Ci sono lavori che ho scritto per il cinema che hanno preso nuova forma nel mio repertorio pianistico e brani rielaborati con improvvisazioni che poi sono rimaste nell´esecuzione. [...] Quello che mi interessa oggi è cogliere una dimensione interiore. Forse proprio questo contrasto apre una finestra sulla diversità. E penso che gli spettatori sentano nella mia musica proprio un dialogo con ciascuno di loro. Mi piace far riflettere, è un fatto positivo, meno esteriore. [...] Il senso di quello che si faceva nel ”700 e nell´800 era molto diverso da ciò che facciamo noi oggi. Personalmente mi sento solo un musicista che porta il proprio mondo al pubblico, è come se cantassi, mi pongo in modo molto semplice. [...] Mi ha aiutato una radio, Classic Fm, qualcosa che in Italia non esiste, una radio che dà alla musica un taglio popolare e trasmette anche Nyman, Glass, Gorecki e me. La cosa curiosa è che gli spartiti delle mie musiche in Inghilterra sono tra i più venduti a chi impara a suonare il pianoforte”» (Aldo Lastella, ”la Repubblica” 11/12/2003).