Gloria Mattioni, ཿD 6/12/2003, pagina 130., 6 dicembre 2003
Michaell Wolff, giornalista e scrittore, opinionista per il ”New York Magazine” e l’ ”Industry Standard”, fa sapere che "uscire dal monastero della scrittura per essere un personaggio pubblico potrebbe appagare la sua vanità": «Anch’io volgio la mia bella dose di presenzialismo, sono un drogato di quella che chiamo ”prossimità”, una malattia che contagia tutti noi che lavoriamo nei media»
Michaell Wolff, giornalista e scrittore, opinionista per il ”New York Magazine” e l’ ”Industry Standard”, fa sapere che "uscire dal monastero della scrittura per essere un personaggio pubblico potrebbe appagare la sua vanità": «Anch’io volgio la mia bella dose di presenzialismo, sono un drogato di quella che chiamo ”prossimità”, una malattia che contagia tutti noi che lavoriamo nei media». I sintomi: «Il bisogno di esserci, di notare e di farsi notare, di sapere che è questo e chi è quello e, soprattutto, di stringere la mano ai potenti; E’ soltanto in tal modo, stringendo quelle mani, che veniamo legittimati».