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 2003  dicembre 08 Lunedì calendario

CATIZONE

CATIZONE Eva Cosenza 11 agosto 1965. Politico. Ex sindaco di Cosenza (dimissioni nel gennaio 2006), allieva di Giacomo Mancini. «Insegnante di letteratura francese, amica di Franco Piperno e Tony Negri, primo sindaco donna nella storia di Cosenza, la mosca bianca della sinistra che nel Sud [...]» (Amedeo La Mattina, ”La Stampa” 11/6/2002). «[...] Cosenza ha conosciuto le pagine nazionali per merito del suo sindaco. Eva, donna in carriera, moderna e disinvolta, aperta agli stimoli culturali metropolitani, vicina alle esigenze delle donne, vogliosa di dimostrarsi all’altezza del suo mentore, il re Giacomo Mancini, che la indicò, poche settimane prima di morire, sua erede universale. Eva ha fatto conquistare a Cosenza le pagine dei giornali anche grazie al turbamento provocato dalla sua intricata love story con il segretario regionale dei ds. Adamo ed Eva. Love, amore. Finito l’amore (una formidabile storia di copertina per i settimanali di gossip, con l’obiettivo dei fotografi avidamente schermato sul volto del bebè non riconosciuto dal papà), la stella politica della Catizone è stata via via coperta da un velo nero. Eva aveva vinto le elezioni grazie alla forza del partito personale di Giacomo Mancini (il Pse), ma ha piegato i suoi occhi, durante l’amore, verso i diessini, scaricando i supporters dell’inizio dell’avventura. Finita la faccenda di cuore, si è spento anche l’idillio con la Quercia calabrese, con un susseguirsi incandescente di altolà minacciosi, repliche e ripicche, sapidi retroscena sulla bramosìa di potere degli uni e dell’altra. Presto a Cosenza è dunque andato in onda un altro film: Eva contro tutti. E tutti gli altri, cioè i partiti dell’Unione, hanno [...] avuto il sopravvento, estraendo definitivamente dal loro corpo il virus: l’intrusa. [...] Eva, prima di piangere, ha accolto con un sorriso meccanico la fine. ”Oggi è morto Giacomo Mancini”. [...]» (Antonello Caporale, ”la Repubblica” 18/1/2006). «’Mi hanno politicamente stuprata”. Non poteva scegliere parole più ustionanti, Eva Catizone, per marcare la sua cacciata. Decisa tra veleni e coltellate proprio da quella sinistra che [...] aveva salutato la sua elezione a sindaco di Cosenza come un evento storico. E fu davvero una svolta culturale, la scelta dei cosentini. Scelsero di affidarsi a quella bionda docente di letteratura francese che era stata per alcuni anni la principale collaboratrice di Giacomo Mancini. Una donna! Lì, in Calabria! Dove un antico adagio dice che ”d’u mari nasci u sali, d’a fimmina lu mali”. Eppure sarebbe stato tutto destinato a passare in secondo piano davanti al clamore della puntata successiva: l’annuncio pubblico di una clamorosa maternità. Clamorosa non solo perché la Calabria non è (ancora) il Cile di Michelle Bachelet e troppa gente storse il naso davanti alla scelta personale di quella prima cittadina single che si rifiutava di dire chi fosse il padre del figlio che aspettava. Ma più ancora perché un paio di giorni dopo l’uomo, sposato e padre di due figli, era venuto allo scoperto con una sofferta intervista: era il segretario regionale diessino Nicola Adamo. Destinato automaticamente, per quella incredibile accoppiata di nomi e cognomi, a finire sulle prime pagine di tutti i giornali d’Italia: Adamo ed Eva! I rapporti si deteriorarono in fretta. Lei da una parte, lui dall’altra. Cose che capitano. Ma aggravate dalla condanna dell’una e dell’altro a non poter rompere di netto. Tanto più dopo che lui era stato eletto alla vicepresidenza della Regione.Come potevano restare alla larga l’una dall’altro il sindaco di sinistra di una grande città e il vicegovernatore calabrese responsabile dei Ds? Fatto sta che un po’ alla volta, via via che s’arrugginiva il rapporto umano, si era arrugginito quello politico. In una crescente e inarrestabile rissa intestina, tutta dentro la sinistra, fino alla rottura [...]» (Gian Antonio Stella, ”Corriere della Sera” 18/1/2006). «’Evita” di Calabria, unico sindaco di sinistra ad amministrare in questa regione un comune capoluogo [...] Critiche esplicite ricevute dall’opposizione di centrodestra (’Ha perso la legittimità politica ed elettorale per amministrare la città, distaccandosi progressivamente da una figura come quella di Mancini che rappresenta l’unica ragione per cui oggi siede sulla poltrona di primo cittadino”, recita un comunicato), anche se a farle più male sono state sicuramente le freddezze dei ”manciniani”: ”La fedeltà – si sfoga il sindaco – si prova sul campo e nei fatti. Io penso di essere stata e di essere assai fedele a quello che è stato un percorso e un progetto. Per me i ricordi sono sacri e non consento a nessuno, tanto a destra quanto a sinistra, di scalfire il ricordo personale e politico di Giacomo Mancini”» (Carlo Macrì, ”Corriere della Sera” 7/12/2003).