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 2003  dicembre 08 Lunedì calendario

ROGOZIN Dmitrij Mosca (Russia) 21 dicembre 1963. Politico • «Il nazionalpatriottismo nella campagna elettorale 2003 non ha più la faccia di pietra del leader comunista Ghennadij Ziuganov

ROGOZIN Dmitrij Mosca (Russia) 21 dicembre 1963. Politico • «Il nazionalpatriottismo nella campagna elettorale 2003 non ha più la faccia di pietra del leader comunista Ghennadij Ziuganov. Non vanta le sue radici popolari e non parla con accento da campagna profonda. Il nuovo candidato al ruolo del figlio nostalgico della grande Russia oggi conosce quattro lingue europee, indossa abiti di sartoria ed è di casa a Strasburgo come a Washington. La corrente nazionalista, ricca come mai in queste elezioni, ha oggi come volto di punta quello giovane e curato, sorridente, un pò grassoccio di Dmitrij Rogozin, la clamorosa new entry nell’Olimpo dei leader dei partiti, il personaggio che negli ultimi giorni di campagna ha dominato e spaventato. Con la sua lista ”Rodina” (patria), inesistente fino a ottobre e che ha ottenuto il 7,8 per cento, è entrato di prepotenza tra i pesi massimi, rubando voti ai comunisti, ma anche al partito del presidente ”Russia Unita” e guadagnandosi dal liberale Anatolij Chubais l’etichetta di forza ”nazionalsocialista”. Onnipresente nei media, il 40enne politico si è rivelato acchiappa-audience. Abbandonando le sue maniere da diplomatico - è presidente della commissione Esteri della vecchia Duma - ha condotto la sua campagna al grido di ”Na nary!” (’in galera!”), da indirizzare ai concorrenti, soprattutto del campo liberale, agli oligarchi, ai ”traditori della Russia” e ai ”terroristi” delle riforme. Ha inneggiato alla grande Russia, invocato ferro e fuoco sulla Cecenia, agitato incubi xenofobi proclamandosi colui che accorre sempre ”laddove è difficile essere un russo”, e istinti sovietici chiamando a ”restituire al popolo le ricchezze rubate”. Sfacciato, agressivo, disinvolto, con la battuta rude sempre pronta, ha vinto duelli televisivi, salendo vertiginosamente nei ratings sociologici. A Mosca negli ultimi giorni il nome di Rogozin rimbalza con una frequenza che dimostra la sua consacrazione a big che ha occultato i suoi compagni di lista, l’economista socialista Serghej Glaziev e il generale Valentin Varennikov, eroe della guerra e golpista nel 1991 contro la perestroika di Gorbaciov. Non è un segreto infatti che ”Rodina” sia uno dei partiti in provetta nati al Cremlino con l’obiettivo di spogliare di voti il partito comunista. Con il suo programma di espropriazione degli oligarchi petroliferi l’ex comunista Glaziev doveva sedurre l’elettorato della sinistra stufa della retorica sovietica del pc. Ma Rogozin - tranfugo da un’altra ”lista in vitro”, il ”Partito Popolare” sponsorizzato dall’ala Kgb dell’entourage putiniano - ha ribaltato la situazione, e si dice che il Cremlino ha ordinato ai suoi media di fermare ”Rodina” che cominciava a sconfinare nel territorio elettorale di ”Russia Unita”. La moda nazionalpatriottica paga, mai quanto in questa campagna elettorale, quando si è estesa dalle campagne e periferie proletarie ai ceti medi urbani. Che si sono scelti come tribuno un ”mazhor” come venivano chiamati figli di famiglie bene di Mosca. Laureato con lode in giornalismo con una tesi sulla Guerra psicologica degli Usa contro Cuba, Rogozin è subito entrato nel dipartimento internazionale del komsomol, che dice di ricordare ”con molto affetto”. Il suo è lo stesso percorso degli oligarchi come Mikhail Khodorkovskij che negli stessi anni nel komsomol comincia ad accumulare la sua fortuna. La loro è una generazioni di spregiudicati, nell’impero che si sgretolava i giovani ”apparatcik” che non credevano in nessuna ideologia si sono visti aprire infinite opportunità, e diventare liberale o patriota era solo una scelta di investimento.
Rogozin investe nel revanscismo e si costruisce pazientemente la sua carriera che lo porterà, attraverso una collezione di partitini marginali, a emergere dal sottobosco nostalgico all’aula della Duma e di Strasburgo, dove si è mostrato paladino appassionato e spesso anche rude della guerra in Cecenia. Ma si è guadagnato anche il rispetto di molti colleghi europei, mostrando loro la faccia da russo occidentalizzato, colto e professionale. Come il suo modello politico, Vladimir Putin, del quale Rogozin si vanta di essere intimo e dal quale si aspetta la promozione a ministro degli Esteri. Senza dimenticarsi mai, si dice, di entrare nell’ufficio del Cremlino a gambe piegate, per non sovrastare con i suoi due metri di statura il presidente» (Anna Zafesova, ”La Stampa” 8/12/2003).