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 2003  dicembre 05 Venerdì calendario

Pizarro David

• Valparaiso (Cile) 11 settembre 1979. Calciatore. Della Roma. Ha giocato ance con Udinese e Inter (nel 2006 campione d’Italia a tavolino). cresciuto nel Wanderers, prima divisione cilena, esordendo nel ”97- 98 con 18 presenze. Nella stagione successiva gioca 23 gare e segna 3 gol. Viene segnalato dagli osservatori dell’Udinese nel ”99 e lo portano in Friuli. Nelle prime due stagioni gioca poco, ma nel 2001/2002 vanta 31 presenze e segna 2 gol, diventando così titolare fisso nel 2003/2004, dove gioca 33 gare con 8 gol, di cui uno in coppa Italia. Con Luciano Spalletti il cileno ha acquistato esperienza, diventando un perno di centrocampo, imponendosi per la sua grande visione del gioco, per la velocità e il dribbling (’La Gazzetta dello Sport” 5/12/2003) • «Un metro e settanta, sessantaquattro chili, sedere basso e una testa così. Questo è Pizarro, ragazzo del Cile, Valparaiso, che gioca al calcio e fa girare la palla e la pilota come un modellino, un giocattolo radiotelecomandato. [...] Lo chiamano el Peque perché è piccolo e corre come una trottola. Ma anche El Conquistador perché si chiama come Francisco, ”l’uomo d’arme spagnolo che nel 1533 portò a termine la conquista del Regno Incas”. [...] Fa tutto, scrive il copione, le scene, guida l’unità mobile, sistema gli attori, le comparse, quelli che cadono. Suggerisce e dà grandi ordini. Lui il pallone non lo conquista, lo pretende. A me, qua, presto. Glielo consegnano, è un obbligo: è la cassaforte della famiglia Udinese. In tutti i sensi. Quando il pallone, che non è una cosa semplicissima, entra nella sua orbita viene subito in mente una battuta di Nils Liedholm: non è lui che corre dal pallone, è il pallone che corre da lui. L’elogio era per i professori Capello e Ancelotti. Si può estendere senza pericoli di smentita al piccolo grande uomo (di calcio) dell’Udinese. Sì, se la palla si sente sola e maltrattata, va a fare un giro dalle sue parti. Si accomoda davanti ai dolci piedi di David e poi riparte leggera e felice di fare il suo mestiere di palla. Il suo calcio è semplice, lineare, corretto. Perché Pizarro, come dice Luciano Spalletti, è un metodista e un trequartista. Cioè un padrone del calcio giocato. Pizarro dà aria alla partita, apre le finestre, fa respirare. [...] come Luis Suarez, azzardano i veri intenditori di calcio, quelli che ne capiscono [...]» (Germano Bovolenta, ”La Gazzetta dello Sport” 16/2/2004). «[...] David Marcelo Pizarro Cortés (due conquistatori sulla stessa carta d´identità) secondo Luciano Spalletti ha qualcosa in comune con Pirlo. ”I piedi buoni e l´esser nato trequartista, accettando poi di partire da più indietro. C´è una differenza, ai miei occhi. Pirlo tende a liberarsi con lo scambio stretto, Pizarro punta l´uomo in dribbling. Non è facile, in un ruolo che richiede estro ma deve anche garantire equilibrio. Pizarro difende bene il pallone, è difficile da marcare, è di piccola statura (1.66: ndr) ma compatto, resistente”. A un certo punto s´era stancato, ai tempi di Ventura, di resistere senza giocare. Il dg Marino lo andò a bloccare che era già coi bagagli in aeroporto, per tornare in Cile. [...] Lui ammette di aver avuto un difficile periodo d´ambientamento. ”Devo molto a mister Hodgson, che mi ha dato fiducia e trovato la posizione. Sono arrivato a Udine a 19 anni, non era un salto facile da Valparaiso a qui. A parte i problemi di lingua, ci ho messo tempo a capire il vostro calcio. E se poi non si gioca quasi mai, può capitare che s´abbassi il morale. Ma adesso sono problemi superati”. In Cile lo chiamano el Enano de la Providencia, el Peque (abbreviazione di pequeno), el Mago. [...] ”Mi avevano visto degli osservatori dell´Udinese al premundial Under 20, a Mar del Plata. Visto e preso, poche parole e contratto firmato”. E al calcio com´era arrivato? ”Sull´esempio di mio padre, che è stato un buon centrocampista, un volante diciamo noi, a livello dilettantistico. Sono affezionato alla maglia numero 8 perché è la stessa di mio padre. Giocatore tecnico, forse un po´ lento. Lui di mestiere fa il pescatore, io vengo da una famiglia di pescatori. Sono nato a Valparaiso nel quartiere di Playa Ancha ed era una bellezza veder tornare la barca carica di pesci spada, di tonni. Giocavo nei Santiago Wanderers, maglia verde come la speranza”. Aveva un idolo, da giovane? ”Brian Laudrup. Erano i tempi di Zamorano al Real Madrid e guardavamo con orgoglio questo cileno emigrato, ma guardando lui non si poteva non ammirare Laudrup, le sue finte, le sue serpentine, i suoi assist. Uno spettacolo” [...] regista di professione. Quali sono i requisti essenziali? ”Il primo è la velocità mentale. Poi servono la visione di gioco, un piede buono, almeno uno (io sono più destro) e la consapevolezza che bisogna tenere cucito il reparto. Ma la velocità mentale è il requisito indispensabile. Si tratta di capire come si sviluppa l´azione un attimo prima che lo capiscano gli avversari. A me questo ruolo piace, anche se è di responsabilità [...] Il regista può dare assistenza ai compagni che gliela danno. Se nessuno si muove, o si muove sbagliando i tempi e va in fuorigioco, io non posso lanciare. Se c´è movimento, posso scegliere la soluzione migliore, che non sempre è la più facile. Più il gioco è veloce, meno è prevedibile. Ho faticato a calarmi nel ruolo di regista arretrato perché mi sentivo trequartista, un 9,5 direbbe Platini, ma devo dire che ne valeva la pena, ho avuto molte soddisfazioni, ho la fiducia dei compagni, in Cile molti mi seguono, sono vicecapitano della Nazionale, la fascia è di Marcelo Salas” [...]» (Gianni Mura, ”la Repubblica” 2/3/2005).