Gian Luca Pasini con Ichio Suzuki, ཿLa Gazzetta dello Sport 5/12/2003;, 5 dicembre 2003
Giornata tipo degli allievi delle scuole giapponesi di sumo (900 divisi in 49 sedi, età tra i 12 e 14 anni, solo il 10 per cento diventa sekitori, professionista): sveglia non oltre le 4 del mattino, colazione (spesso a base di banane), 2-3 ore di allenamento (keiko) molto intenso caratterizzato da tre esercizi base (shiko, teppo, matawari), pranzo ipercalorico con una sorta di stufato, chanko-nabe, a base di vari tipi di carne e verdure, condimenti assortiti, sottaceti, molte ciotole di riso, il tutto abbinato a un paio di bottiglie di biru (birra)
Giornata tipo degli allievi delle scuole giapponesi di sumo (900 divisi in 49 sedi, età tra i 12 e 14 anni, solo il 10 per cento diventa sekitori, professionista): sveglia non oltre le 4 del mattino, colazione (spesso a base di banane), 2-3 ore di allenamento (keiko) molto intenso caratterizzato da tre esercizi base (shiko, teppo, matawari), pranzo ipercalorico con una sorta di stufato, chanko-nabe, a base di vari tipi di carne e verdure, condimenti assortiti, sottaceti, molte ciotole di riso, il tutto abbinato a un paio di bottiglie di biru (birra). Un lungo riposo per assimilare di più i grassi e ancora allenamento, prima di un’abbondante cena. Nonostante uno yokozuna (una specie di cintura nera) abbia un guadagno minimo di 1,5 milioni di yen al mese (oltre 13mila euro), scarseggiano i campioni indigeni e sono sempre più frequenti i successi di stranieri (soprattutto mongoli) indifferenti a regole vecchie di secoli (vietatissimo sorridere dopo una vittoria). Un cronista: "Non c’è nessuno che vuole soffrire più, è questa la ragione per cui abbiamo sempre meno lottatori giapponesi".