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 2003  dicembre 05 Venerdì calendario

Hemmings David

• Nato a Guilford (Gran Bretagna) il 18 novembre 1941, morto in Romania il 3 dicembre 2003 (stroncato da un infarto sul set). Attore. «Era il fotografo adrenalinico che nella Londra degli anni Sessanta scopriva, sviluppando le sue foto, i dettagli di un delitto che con i suoi occhi non aveva saputo vedere. Il ragazzo alto e biondo protagonista nel 1966 di Blow up. [...] Riceve da bambino un´educazione da cantante d´opera tanto che il compositore Benjamin Britten scrive una partitura proprio per lui. A 18 anni debutta nel cinema in film per ragazzi ma la sua grande occasione arriva con Antonioni che gli affida il ruolo di protagonista nel suo celebre lavoro ispirato a un racconto di Cortazar, La bava del diavolo. Diventa quindi un attore molto richiesto negli anni Sessanta e interpreta in rapida successione Camelot di Joshua Logan, Barbarella di Roger Vadim, Solo quando rido di Basil Dearden, I seicento di Balaclava di Tony Richardson. In Italia ritrova una grande popolarità con Profondo rosso di Dario Argento, 1975, nel ruolo di un giovane pianista che assiste per caso al terrificante assassinio di una medium, e sarà lui inevitabilmente a seguire le fila di una terrorizzante indagine. Dopo l´incontro con Dario Argento sembra privilegiare la suspense in una serie di thriller e di horror. Nel ´79 debutta nella regia con Gigolò interpretato da David Bowie e da Marlene Dietrich alla sua ultima apparizione sullo schermo. ”Voglio realizzare i film che mi piacciono” aveva dichiarato in una lontana intervista, ”Blow up mi ha reso famoso ma non si può vivere di rendita per tutta la vita”. Producendo e dirigendo qualche film, scompare progressivamente dalla grande scena rimanendo nel ricordo come il fotografo circondato da modelle e aspiranti modelle, ma impegnato in una nevrotica ricerca della verità su un delitto, in Blow up. Solo recentemente il suo nome era ricomparso con la sua apparizione nel Gladiatore di Ridley Scott a cui avevano seguito Gangs of New York di Scorsese, La leggenda degli uomini straordinari di Stephen Norrington e Colour me Kubrick con John Malkovich» (Roberto Rombi, ”la Repubblica” 5/12/2003). «Aveva un temperamento multimediale e allegro: inizio di carriera come ragazzo-soprano con l’English National Opera (Benjamin Britten gli scrisse ruoli su misura), secondo tempo con la pittura, compresa una mostra, prima di arrivare al cinema. Nonostante abbia partecipato, col gusto del travestimento, a molti film storici, dal musical Camelot ai Seicento di Balaklava al Principe e il povero, e sia stato un attore professionalmente tuttofare, il suo titolo di chiara fama è quello del pirandelliano e allora scandaloso capolavoro di Antonioni, dove ha una recitazione introspettiva, misurata, poco appariscente. E dove Hemmings, alto, biondo e col volto neutro e neutrale, è un fotografo di moda che, nella disinibita swinging London , pensa di aver per caso impresso nella sua macchina fotografica un omicidio al parco che si rivelerà poi per apparenza, come forse è tutto il mondo. Finale memorabile con la partita a tennis virtuale, mimata. L’attore, dall’aria scanzonata e giovanile, non troverà più un film così memorabile, intenso, significante e non avrà un peso nel nuovo free cinema inglese. Presenze di routine in Morte di un professore , Barbarella; ma gli piace far paura e, dopo un giallo di Chabrol, in Profondo rosso di Dario Argento è il pianista Marc, al centro del terrore. Si dedica all’attività di produzione e regista di serie tv e ne firma alcune di successo come Magnum P.I. e A Team. Per il cinema dirige e recita nel 1979 Gigolò , un manierato ritratto di bello e dannato nella Germania nazista con David Bowie e la partecipazione di Kim Novak e della Dietrich. Profondamente mutato nel fisico, nel volto, negli occhi, da anni difficili, l’attore tipicamente inglese di recente appare in alcune produzioni di successo come La leggenda degli uomini straordinari e Gangs of New York di Scorsese. I giovani lo ricordano come Cassio, che annuncia i combattimenti al Colosseo nel Gladiatore» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 5/12/2003).