Marxiano Melotti Macchina del Tempo, dicembre 2002 (n.12), 4 dicembre 2003
L’uccisione del re, diffusa nel mondo antico, costituisce più un modello mitico che una possibilità concreta
L’uccisione del re, diffusa nel mondo antico, costituisce più un modello mitico che una possibilità concreta. La comunità di solito sacrifica un sostituto: un individuo viene vestito e onorato come re, ma, dopo un certo periodo, viene bastonato, scacciato o forse addirittura ucciso. Questo capro espiatorio, che i greci chiamavano pharmakòs, viene scelto tra gli individui più marginali del gruppo, come vecchi o deformi. uno dei principi fondativi del Carnevale: un breve periodo di ribaltamento degli equilibri sociali che termina con il ritorno dell’ordine e, insieme, della primavera. Un caso particolare è l’antico rituale italico del cosiddetto ”re del bosco”. Nelle cupe foreste di Nemi si svolgeva ogni anno un duello o, meglio, una sorta di caccia sacra: il sacerdote del santuario di Diana, ”re del bosco”, affrontava il giovane che aspirava a succedergli. Questi, uccidendo il vecchio re, si impadroniva del ’Ramo d’oro”, emblema di questa regalità sacra e chiave simbolica del regno degli Inferi. Il re insomma - è questa la morale - non muore mai. «Il re è morto! Viva il re!».