Varie, 3 dicembre 2003
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PAERSON Anja Tarnaby (Svezia) 25 aprile 1981. Sciatrice (alpina). Cinque ori in cinque specialità diverse ai Mondiali (record): SuperG, combinata e discesa ad re nel 2006; slalom nel 2001 (bronzo in gigante); gigante nel 2003; SuperG e gigante nel 2005 (argento in combinata); argento in gigante e bronzo in slalom alle Olimpiadi di Salt Lake City 2002, oro in slalom alle Olimpiadi di Torino 2006 (con bronzo in discesa e gigante), bronzo in supercombinata a quelle di Vancouver 2010
PAERSON Anja Tarnaby (Svezia) 25 aprile 1981. Sciatrice (alpina). Cinque ori in cinque specialità diverse ai Mondiali (record): SuperG, combinata e discesa ad re nel 2006; slalom nel 2001 (bronzo in gigante); gigante nel 2003; SuperG e gigante nel 2005 (argento in combinata); argento in gigante e bronzo in slalom alle Olimpiadi di Salt Lake City 2002, oro in slalom alle Olimpiadi di Torino 2006 (con bronzo in discesa e gigante), bronzo in supercombinata a quelle di Vancouver 2010. Due volte vincitrice della Coppa del Mondo (2003/2004, 2004/2005) • «Tarnaby è un villaggio di 800 anime [...] sparpagliate nel verde dove l’aria e l’acqua sono pure, nel profondo nord della Svezia. La comunità è piccola, ma ha uno spiccato talento per lo sci alpino, anche se la terra lassù non è molto ondulata. Il primo a fare parlare di Tarnaby è stato Ingemar Stenmark, il dominatore, l’uomo slalom, seguito poi dall’amico, ma di minor talento, Stig Strand. Adesso tocca ad Anja Paerson [...] rotonda e potente, tenere viva la tradizione. [...] Stenmark era stato quasi un autodidatta, mentre Anja è invece stata sgrezzata dal padre [...] Si chiama Anders e non è mai stato un campione. [...] ”Sono arrivato fino ai campionati nazionali. Sciavo con Stenmark, ma al paese. Ho 6 anni più di lui. In famiglia abbiamo fatto un solo strappo alla regola: mia moglie è di Stoccolma, cioè una cittadina. Per questo mia figlia è così decisa, abbiamo creato un bel miscuglio”. Anja è sempre stato un fenomeno nello sport, anche se i suoi fianchi sono larghi, prosperosi. Fino a qualche tempo fa a tavola non rispettava alcuna dieta, ha sempre amato la buona cucina e non si è mai negata alcun piacere al palato. Sugli sci è agile e potente. L’avvento degli sci corti e sciancrati ha accelerato la maturazione del suo talento. Per questo quando trova tracciati filanti innesta le quattro ruote motrici e per le altre rimangono solo le briciole. Di solito solo una pista dal disegno molto angolato può farla deragliare [...] Da ragazzina era molto promettente nel calcio, perché ha gambe forti. [...] Stenmark per lei è sempre stata un riferimento: ” sempre stata importante per me la sua presenza. Magari non parliamo molto, ma quelle poche cose che mi dice, mi rimangono scolpite nell’anima. Dalle nostre parti basta solo uno sguardo”. Come Ingemar è cresciuta sciando a zig zag nella luce artificiale, perché a Tarnaby in inverno è quasi sempre notte. Il particolare di addestrarsi allo slalom sotto i fari l’ha senz’altro aiutata a essere più reattiva e ora si muove fra i pali come se fosse guidata da un radar. [...]» (g. m., ”La Gazzetta dello Sport” 9/2/2005). «Grinta e classe devono far parte del Dna dei cittadini di Tarnaby, il paesino del nord della Svezia da dove proviene. Suona familiare? Stessa provenienza di Ingemar Stenmark. Il modello che vuole clonare però è Pernilla Wiberg: ”Un idolo, come Stenmark e Vreni Schneider. Pernilla è una che non ha mai dato niente per scontato, è un grandissimo esempio, non ho mai visto nessuno allenarsi con la sua intensità, anche adesso che non gareggia più”. Intanto si è trasferita a Montecarlo, le ha soffiato (per un po’ di ore al giorno) il preparatore atletico, il polacco Shak, e d’estate sgobba con i pesi e sulle ”corniche” monegasche con i calciatori del Monaco: ”Da quando sono andata a vivere a Montecarlo [...] sono diventata una supertifosa del Monaco. Ho comprato la maglia, quando posso vado allo stadio e ogni tanto mi alleno con i giocatori, ma sono uomini e in salita non riesco a tenere il loro passo”. Ma le cosce di Anja non sono meno massicce dei colleghi del football: ”Ora ho cambiato leggermente la mia preparazione: mi dedico molto di più allo sviluppo della potenza nel tronco, oltre quella delle gambe”. Per capire, basta dare un’occhiata al suo telaio: 170 centimetri per 80 chili di muscoli. Un peso massimo in un circuito di pesi leggeri (a parte qualche altra eccezione): un vantaggio notevolissimo. Inoltre sfrutta alla perfezione la velocità sui tratti piani delle piste, dove molte sue colleghe hanno tremende difficoltà: ” una dote naturale, non mi ha mai insegnato nessuno: non penso neanche a quello che faccio, lascio semplicemente andare gli sci”. a Montecarlo dal dicembre 2002: ”Ci sono andata soprattutto per il clima: mi piace il caldo. E, sì, anche per pagare meno tasse. E poi è logisticamente conveniente, molto più vicina alle gare: per andare al Sestriere dalla Svezia impiegherei un giorno e mezzo. Così mi risulta tutto più facile”» (Massimo Lopes Pegna, ”La Gazzetta dello Sport” 3/12/2003).