Varie, 3 dicembre 2003
MORANDINI Morando
MORANDINI Morando Milano 21 luglio 1924. Critico cinematografico. «Ha visto e valutato diecimila film in quarant’anni, avendo cominciato a scrivere recensioni (“un microgenere letterario”) in modo continuativo nel 1952 sui quotidiani “La Notte” e poi “Il Giorno”, è un critico di cinema ammirato e brillante, tra i più rispettati per l’integrità personale oltre che per l’intelligenza profonda, onesta ed estrosa dei giudizi, anche amato perché ha vissuto nel film almeno una volta, recitando la parte dell’intellettuale in Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci. Sulla professione di quelli che furono chiamati “poliziotti della qualità” e che “non riescono ad ammettere e comunque odiano aver torto”, ha un’opinione severa: “La categoria meno immobile e più superflua, data la sua funzione sostanzialmente parassitaria, è quella dei critici... un mestiere particolarmente delirante e schizofrenico: un critico di cinema ha come base del proprio lavoro quello che per gli altri è o era uno dei modi di occupare il tempo libero”. [...] Avvertimenti: “La cinefilìa confina con la necrofilia”; “Ho sempre detestato la locuzione ‘film di culto’ e le sue varianti: un’iperbole infantile... Si deve coltivare ciò - o chi - si ama, ma non trasformare l’amore in culto. Cult Movie è un film per il quale l’atto di andare a vederlo... è più importante della stessa visione”. Polemica: “Sarebbe ora di finirla con la fola di Totò che fu maltrattato e non compreso dalla critica degli anni Cinquanta per la quale contavano soltanto i film ‘impegnati’. Intanto i critici di sinistra a cui era caro l’’impegno’ erano una minoranza, come oggi. Minoranza egemone? Forse. Ma non era colpa loro, dipendeva dalla debolezza della maggioranza... Basta andare a rileggere le recensioni di quel periodo, anche sui quotidiani, per constatare che quasi sempre, anche quando giudicavano severamente i film, non erano avari di elogi per l’attore”. Presente culturale: “Oggi il potere ha bisogno d’una critica debole, non decisiva, secondaria e subordinata alle altre tecniche di persuasione, manipolazione e conquista del pubblico: pubblicità, interviste, anticipazioni, sondaggi, classifica, chiacchiera televisiva”» (Lietta Tornabuoni, “La Stampa” 3/12/2003).