3 dicembre 2003
BA JIN.
BA JIN (Li Feigan). Nato a Chengdu (Cina) il 25 novembre 1904, morto a Shanghai (Cina) il 17 ottobre 2005. Scrittore. «Il più celebre scrittore moderno cinese [...] Più volte candidato al premio Nobel per la letteratura era particolarmente famoso per la trilogia iniziata con il romanzo Famiglia, del 1931, nel quale denunciava il sistema patriarcale confuciano. Nacque nel 1904 a Chengdu, nell’Ovest della Cina; a vent’anni si definiva ”figlio spirituale” di Emma Goldman e Bartolomeo Vanzetti (di cui era amico), ad altri due insigni anarchici si era ispirato per il suo pseudonimo letterario: la ”Ba” iniziale di Bakunin, la finale ”Kin”, Jin nella traslitterazione cinese di Kropotkin. Una vita difficile la sua, prima castigato dai nazionalisti di Chiang Kai-shek e costretto a pubblicare sotto falso nome, poi dai comunisti, che mal tolleravano la sua dichiarata ”anarchia”. Nel 1949, quando aveva 45 anni, il nuovo regime di Mao lo mise a tacere, relegandolo tra ”gli scrittori della passata stagione”. Il 20 giugno del 1968 venne pubblicamente processato nello Stadio del popolo di Shangai davanti a centomila persone, accusato di essere ”la più infame carogna anarchica della Cina”, percosso, costretto a restare per ore in ginocchio sui vetri, lasciandolo quasi in fin di vita. Poi la condanna a rieducarsi in un campo di lavoro. Il 25 novembre del 2003 in Cina ci sono state le celebrazioni ufficiali in onore del ”Mostro sacro delle lettere cinesi”; Jin era ricoverato già da tempo in ospedale, nel 1994 aveva chiesto che gli fosse praticata l’eutanasia : ”La longevità è un castigo” disse allora ma sembra che la figlia non acconsentisse a far staccare la ”spina”. Tra le sue opere Gelide notti, Primavera, Autunno. In Italia Ba Jin è pubblicato da Bompiani» (’la Repubblica” 18/10/2005). «Mostro sacro delle lettere cinesi [...] l’autore di quel capolavoro che è il romanzo Famiglia del 1931, tradotto anche in Italia negli Anni Settanta (edito da Bompiani). [...] Prima è stato castigato dai nazionalisti di Chiang Kai-shek e costretto a pubblicare con pseudonimi vari pena l´immediato sequestro, poi è stato castigato dai comunisti che non sopportavano la sua confessata ”anarchia”. A venti anni, infatti, si definiva ”figlio spirituale” di Emma Goldman e Bartolomeo Vanzetti: ad altri due insigni anarchici, Bakunin e Kropotkin, si era ispirato per scegliere il suo pseudonimo letterario, la Ba iniziale di Bakunin, la finale Kin - jin nella traslitterazione cinese - di Kropotkin. Dalla prigione di Charlestown, Vanzetti scriveva al giovane cinese che si dichiarava suo seguace. ”Non riesco a trovare le parole per ringraziarti della foto che mi hai mandato. La gioventù è la speranza del genere umano e il mio cuore esulta quando guardo la tua foto e mi dico: ’Ecco uno di quelli che raccoglieranno e solleveranno alta la bandiera della nostra bellissima anarchia. Devi vivere tanti anni, anni pesanti, prima di capire come un simile pensiero possa essere di conforto e gioia al tuo vecchio amico, ormai quasi morto, Bartolo”. A Ba Jin gli anni pesanti sono piombati tutti addosso. Cento anni di castigo. Ma per quale delitto? Sono stati dei grandi successi tutti i suoi romanzi, dal primo, Famiglia, in cui si scaglia contro questo Leviatano che stritola ogni energia individuale, a Gelide Notti, del 1947, in cui sommessamente descrive il calvario di un uomo ammalato di tisi nella Chunking bombardata dai giapponesi. Eppure, nel 1949, quando aveva soltanto quarantacinque anni, ecco che il nuovo regime di Mao lo mette a tacere relegandolo nella sterile casella degli ”scrittori della passata generazione”. E, all´epoca della Rivoluzione culturale, al rispetto che gli era tributato purché mantenesse il silenzio, subentra il disprezzo, l´ostracismo più totale, la persecuzione fisica, la violenza, la distruzione da parte delle Guardie Rosse della sua biblioteca che annoverava una delle più complete raccolte di letteratura anarchica del mondo. Il 20 giugno del 1968 viene pubblicamente processato allo Stadio del Popolo di Shanghai davanti a centomila persone che lo accusano di essere ”la più infame carogna anarchica della Cina”, lo costringono a restare in ginocchio per ore su vetri frantumati, lo percuotono, lo lasciano in fin di vita. Infine, la condanna a ”rieducarsi” in un campo di lavoro, il triste ritorno a Shanghai nel 1972, dove lo ignorano, lo disprezzano. E´ vivo ma, forse, è già stanco di vivere. Negli Anni Ottanta si ripubblicano alcune delle sue opere ma dai suoi scritti sparisce Emma Goldman, Sacco e Vanzetti non sono degli anarchici ma ”lavoratori italiani condannati alla pena capitale nel 1927 a Boston”» (Renata Pisu, ”la Repubblica” 3/12/2003).