varie, 3 dicembre 2003
CARDELLA Francesco
CARDELLA Francesco Custonaci (Trapani) 7 agosto 1940, Managua (Nicaragua) 7 agosto 2011. Giornalista, uomo d’affari, santone • «[...] L’ex socio e amico di Mauro Rostagno, in passato accusato di essere il mandante del suo omicidio [...] “Oggi Cardella rappresenta gli interessi del Nicaragua negli Emirati Arabi e in alcuni Stati del Maghreb - fa sapere il suo avvocato, lo storico segretario del Pci trapanese Nino Marino – [...]”. [...] Cardella è uno di quei personaggi impastati di realtà e fantasia, dove spesso la prima supera la seconda. “Un avventuriero, sì, c’è la sua vita a dimostrarlo - dice l’avvocato Marino - ma un omicida no, non ci sono prove”. Scrollarsi di dosso certe eredità non è facile, le vite intense hanno pieghe e anfratti che danno adito a dubbi e perplessità. Figlio del direttore delle Poste di Trapani e di un’apprezzata pianista, Cardella è stato editore di giornali pornografici, arancione, guru, fondatore di comunità di recupero per tossicodipendenti, socialista, amico personale di Craxi, truffatore, sospetto omicida, latitante, biscazziere, pittore e diplomatico. Negli Anni ’70 gira con la moglie e uno scimpanzè, Bobo, vestito da bambino. I giornali pornografici gli danno subito soldi e notorietà. Poi moglie e scimmia se ne vanno in Africa. Lui, in crisi, parte per l’India. Ci sta dal ’79 all’81, facendosi arancione e seguendo il Maestro Bhagwan Shree Rajneesh. Qui incontra Rostagno. Quando i due rientrano in Italia si trasferiscono nella tenuta di Lenzi di Cardella e danno vita alla Comunità Saman. Nel 1988 Rostagno viene ucciso. Diventa un simbolo e sulla Saman piovono donazioni da ogni dove. Si trasforma in un impero: 23 comunità, mille ospiti, 250 operatori. Cardella gira in Bentley, ha un aereo privato, un panfilo. Sono gli anni in cui diventa amico personale di Craxi che spesso userà il suo aereo per spostarsi e con cui - dice Cardella – “andavamo a giocare ai cavalli”. Compra due dragamine dalla Marina svedese, la Garaventa 1 e la Garaventa 2. Dice di volerci fare comunità di recupero itineranti. Vengono invece trovate a incrociare al largo della Somalia, vuote, e sorgono sospetti di traffici poco chiari. Anche perché Vincenzo Cammisa, stretto collaboratore di Cardella, è uno degli ultimi a incontrare Ilaria Alpi poco prima del suo omicidio, mentre indagava sul traffico di armi e rifiuti tossici. Non basta. Nel 1994 Cardella viene arrestato per truffa: è accusato di essersi inventato dei corsi pagati dalla Regione per intascarsi i soldi. Patteggia ed evita la prigione. Ma arriva un’altra inchiesta: per peculato. È a questo punto che scappa. Si dà latitante, passa per il Belize e si stabilisce a Managua. Il Nicaragua non ha un trattato di estradizione con l’Italia e Cardella può godere dell’appoggio del presidente Daniel Ortega, amico di Craxi. Si fa costruire una casa su un albero con tanto di acqua, luce, gas. Diventa coproprietario di un casinò (o almeno questo dichiara) ed entra in affari con Gabriele Pillitteri, fratello dell’ex sindaco di Milano cognato di Craxi, che ha un’agenzia pubblicitaria. Commercio di aliscafi russi, ma l’affare va male. Con lui c’è Chicca Roveri, la compagna di Rostagno. Ma nel 1996 la figlia del sociologo, Maddalena, richiama all’ordine la madre che si è data latitante. La fa rientrare in Italia, dove viene arrestata con l’accusa di aver coperto i killer del compagno. Mandante, il solito Cardella. La Roveri entra in carcere e ne esce completamente scagionata. Cardella resta sull’albero e dipinge. [...]» (Raphael Zanotti, “La Stampa” 22/9/2008) • «Editore porno ed editore d’assalto, arancione con Rajneesh nell’ashram di Poona, guru in proprio sempre vestito di bianco su Bentley nera fiammante, fondatore della comunità Saman per tossicodipendenti con Mauro Rostagno, amico del giaguaro Bettino, transfuga in Nicaragua e poi in Belize quando lo indagano nientemeno che come mandante dell’omicidio dello stesso Rostagno, avvenuto nel 1988 mentre rientrava nella comunità Saman presso Trapani. Cardella se n’è stato via dall’Italia per cinque anni, finché quell’accusa terribile non è stata definitivamente archiviata dalla Procura di Trapani. Poi è tornato. [...] Pittore, sì, è questo l’ultimo Cardella. Colori forti, raggrumati e impastati con la terra, donne come soggetto prediletto, ma anche gli incappucciati della Congiura degli imbecilli, e non c’è tanto da ragionare su chi aveva in mente, considerando la sequela di processi che si porta appresso. A dipingere ha cominciato in Nicaragua, dice che non aveva nient’altro da fare: così ha dipinto i 500 metri quadri del pavimento del suo studio, un’ex fabbrica di mobili, per poi ricoprire tutto di cemento e filmare l’intera operazione. Vende bene, ma ci si campa? “Ho un’altra attività: biscazziere... Scherzo! È solo un bar, un piccolo bar, il Lips, dove, come dappertutto a Managua, si gioca: roulette, black jack, slot machine e poker americano. Lo gestisce il mio socio americano al 50 per cento, mi versa ogni mese 4 o 5 mila dollari, con i quali lì si vive alla grande. Non fosse per quello che mi costano gli avvocati, intendo dire...”. Già, una marea di rogne giudiziarie. Partiamo daccapo, allora. Trapanese, figlio di un funzionario dello Stato, nel 1971 a Milano lavora ad “Abc”, si mette in società con il tipografo Antonio Cafieri, stampano insieme il quotidiano “Ora, non si legge si divora” e poi per tappare i buchi finanziari s’inventano “Ov”, “Os” e un’altra mezza dozzina di riviste porno spinte. Compra “Abc”, tra seni nudi e politica, terzomondista, direttore per un po’ il mitico Ruggero Orlando. È allora che conosce Craxi: “Lui voleva comprare “Abc”, io lo batto sul tempo, poi gliela porto su un piatto d’argento. Ma amici stretti siamo diventati solo molto più tardi, quando lui dopo il ’93 finisce nella polvere. Sì, certo, gli ho prestato l’aereo di Saman. Negli ultimi suoi anni l’ho visto ogni estate ad Hammamet, ci andavo anche per vedere mia madre. Me lo disse, nel ’94, di squagliarmela: ’Fatto fuori me, verranno a prendere anche te, s’inventeranno che hai violentato una bambina, ma non te la lasceranno passare liscia’. Non gli diedi retta, e nel ’95 mi misero in galera: un mese con l’accusa di falsi corsi di formazione alle comunità Saman”. Saman, dunque. Nasce nell’81 nella sua casa di campagna ai Lenzi vicino a Trapani. La inventano Cardella, appena tornato dall’India, Mauro Rostagno, ex leader di Lotta Continua, e sua moglie Chicca Roveri. Tecniche indiane rivisitate da Cardella, tipo un’ora di rebirthing, e filosofia così riassunta da Cardella: “La tossicodipendenza è la riduzione degli interessi di un individuo a un unico piccolo punto, la sostanza: il resto dell’universo si decompone e svanisce. Se riesci a fargli fare qualcosa che gli piace, gli riapri la testa e il gioco è fatto”. E allora tutto va bene: coltivare la terra, andar per mare sul Povero Vecchio, la sua barca personale, e su due dragamine svedesi comprate per un’occasione e accasate a Malta, costruire la barca su cui Silvio Soldini ha vinto il suo primo giro del mondo, curare malati nell’ospedale inventato nei tardi anni Ottanta in Somalia... Nasce così la ridda di attività di Saman, che ai tempi d’oro arriva a 23 comunità in tutta Italia più un castello in Francia e una base a Malta. Ma come trovi i soldi? Lo Stato paga, ma devi documentare l’attività di formazione, spiega Cardella. “Piantano pomodori? Ti inventi un corso sulle tecniche di semina, raccolta e cucina del pomodorino tradizionale siciliano. Facevano così tutte le comunità, lo abbiamo pure detto, tutti insieme, al ministro dell’epoca, Rosa Russo Jervolino: unificate le rette pagate dalle Asl, così usciremo dalla semilegalità in cui siamo costretti a lavorare. Ma nessuno ci ha dato ascolto”. Risultato: patteggiamento e un anno e mezzo di condanna per truffa nel ’95. “Una stupidaggine, tant’è che ora con le stesse carte mi stanno processando in Calabria. Gliel’ho detto a Mimmo Contestabile, il mio avvocato. M’ha risposto: ’Il patteggiamento è un gentleman agreement, se quelli non sono gentiluomini io che ci posso fare?’”. Altra rogna, l’accusa di peculato per aver usato per sé i fondi di Saman: sette anni di condanna, annullamento del processo, tutto da rifare. “Ma quale peculato! Io ho dato soldi a tutti, sempre. Le comunità di Trapani e Milano sono in case mie. L’aereo fu un risparmio, e comunque è rimasto tutto a Saman. E poi che saranno mai 50 miliardi che mi passano tra le mani in 15 anni? Tre o quattro l’anno. Per 20 mila e passa tossicodipendenti, tanti ne abbiamo assistiti”. Quando nel ’95 la Procura di Trapani lo indaga per l’omicidio Rostagno, Cardella se ne va in Nicaragua, dove l’amicizia con Craxi lo accredita presso il comandante Daniel Ortega, sconfitto alle elezioni ma tuttora potente. “Io non sono come Muccioli o come Bettino, che lottano fino all’ultimo. Se comincia a correre il sangue io mi sposto. In fondo ci sono tanti palcoscenici a disposizione”. Il passaporto tarda, ne compra uno, scoppia il casino e lui fugge in Belize, una notte, clandestino. Due mesi dopo ne ha tre di passaporti, 20 mila dollari per quello del Belize, come da legge e costume locale. Il 10 giugno lo processano di nuovo, Cardella. Per ricettazione. Ma suona come una beffa. Vasi depositati in una comunità Saman, Cardella assente, da Craxi, quando l’ex presidente del Consiglio lasciò l’Italia. “Manco sapevo ci fossero, cosa vuole che me ne facessi! Oltretutto erano pure falsi!”» (Roberto Di Caro, “L’espresso” 12/6/2003).