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 2003  dicembre 02 Martedì calendario

Ederle Gertrude

• Nata a New York (Stati Uniti) il 23 ottobre 1906, morta a Wyckoff (Stati Uniti) il primo dicembre 2003. Nuotatrice. «La migliore rappresentante dello sport femminile americano del decennio 1920-1930, aveva spartito con Johnny Weissmuller, straordinario campione olimpico nel crawl e poi famosissimo Tarzan cinematografico, la fama riservata agli autori di memorabili imprese. [...] Era stata una nuotatrice di valore in piscina, nove volte primatista mondiale sulle distanze dai 100 metri alle 880 yards, nel 1924 campionessa olimpica a Parigi nella staffetta 4x100 stile libero, medaglia di bronzo individuale nei 100 e 400 metri, accompagnando sul podio altre due americane. Eppure la sua vita in acqua era soltanto agli inizi. L’anno seguente passò al professionismo, dedicandosi al gran fondo, un’attività che in America procurava fama e dollari. Dapprima nuotò da Manhattan a Sandy Hook, nel New Jersey, sulla distanza di 21 miglia, in 7 ore e 11 minuti, poi partì per l’Europa per tentare la traversata della Manica. Aquei tempi TheChannel, come continuano a chiamarlo gli inglesi, rappresentava il massimo traguardo per i cultori delle lunghe distanze. Andare dall’Inghilterra alla Francia, o viceversa, in acque gelide, lottando contro micidiali correnti che costringevano a lunghe deviazioni i coraggiosi che le affrontavano, era considerata un’impresa pressoché impossibile. Fino a quel momento, a parte il leggendario italiano Giovan Maria Salati, un soldato napoleonico che dopo la sconfitta di Waterloo sarebbe fuggito dalla prigionia in Inghilterra buttandosi in acqua e nuotando fino alla Francia, solo e disperato nel buio, fra le onde, senza acqua dolce né cibo, per una notte ed un giorno, il Canale era stato vinto da cinque uomini soltanto: il pioniere era stato, nel 1875, il capitano Matthew Webb, che riuscì al secondo tentativo, dopo un accurato studio delle maree e delle correnti, poi, dopo un intervallo di decenni, l’altro inglese Burgess nel 1906, gli americani Sullivan e Toth, infine il bergamasco Enrico Tiraboschi, che era emigrato in Argentina, il quale nel 1923 stabilì il record di 16 ore e 23’. Nessuna donna vi era riuscita. Avevano tentato l’inglese Agnes Beckwith nel 1878, l’austriaca Walburga Isasescu nel 1900, la sua connazionale Annette Kellermannnel 1905. Era convinzione comune che mai una donna sarebbe stata in grado di compiere l’impresa. ”Io proverò che è possibile” affermò Gertrude Caroline, ma il suo primo tentativo fallì: le rigidissime norme della Channel Swimming Association causarono la sua squalifica, perché il suo allenatore, dalla barca, l’aveva afferrata mentre era in preda a un accesso di tosse. Il successo era stato rimandato soltanto di un anno. Il 6 agosto 1926 Gertrude partì dal Capo Gris- Nez e raggiunse la costa inglese a Kingsdown dopo 14 ore e 30 minuti. Non era soltanto la prima donna che aveva traversato il Canale, era anche la nuova primatista, perché il tempo di Tiraboschi era stato migliorato di quasi due ore. Aveva superato tutte le difficoltà, freddo, onde, marea, correnti, scoramento: fu calcolato che aveva nuotato in avverse condizioni per 35 miglia, più di 56 chilometri, per coprire le 21 miglia che dividono in linea retta la Francia dall’Inghilterra. E c’era unterzo particolare che colpì la fantasia della gente, o almeno di coloro che ne capivano: Gertrude aveva nuotato a crawl invece di usare la solita rana. Era stata prima anche nell’innovazione tecnica. Allora fu il trionfo. Fu ricevuta dal presidente Coolidge alla Casa Bianca, sfilò in parata sulla Quinta Strada a New York come gli autori di imprese straordinarie, guadagnò montagne di dollari, iniziò una carriera di attrice che la portò a interpretare se stessa nel film Nuota ragazza, nuota e qualche anno più tardi ad esibirsi in un famoso spettacolo di rivista, Aquacade. Il suo tempo soltanto nel 1950 fu migliorato da un’altra donna, l’americana Florence Chadwick, che traversò il Canale in 13 ore e 20 minuti, ma si calcola che abbia trovato migliori condizioni di mare e correnti meno sfavorevoli, perché secondo i tecnici dovette nuotare per sole 23 miglia. Oggi eroi ed eroine come questi mitici personaggi non ci sono più» (Aronne Anghileri, ”La Gazzetta dello Sport” 2/12/2003).