Marcello Brusegan, Storia insolita di Venezia, Newton & Compton editori,, 1 dicembre 2003
Frustate. Nel Cinquecento a Venezia c’era un registro pubblico a cui era si dovevano iscrivere le donne che intendevano esercitare la professione di femine da partito
Frustate. Nel Cinquecento a Venezia c’era un registro pubblico a cui era si dovevano iscrivere le donne che intendevano esercitare la professione di femine da partito. Sottoposte alla vigilanza dei ”Signori della Notte”, e dei capisestiere, che avevano compiti di polizia, la loro attività era così regolarizzata: residenza in San Matteo di Rialto da cui potevano uscire senza oltrepassare un certo perimetro; rientro dopo la terza campana della sera, pena multa e frustate; presenza di una ”matrona” in ogni casa per tenere contabilità e pagare le tasse; divieto di adescare gli uomini nei giorni di festa sacra.