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 2003  novembre 30 Domenica calendario

GUGLIELMETTI

GUGLIELMETTI Savino Milano 26 novembre 1911, Milano 23 gennaio 2006. Ginnasta. «Non è soltanto, per età e gloria, una leggenda dello sport italiano: ma un esempio vivente di una testimonianza che si rinnova nella semplicità, nel sorriso, nel fisico asciutto e invidiabile. [...] A guardarlo, quest’eterno ragazzo dal fisico perfetto, non diresti che Guglielmetti abbia rischiato di morire due volte, da ragazzo, investito da un taxi prima e precipitato poi da un’impalcatura al quarto piano di via Procaccini. A Los Angeles ’32, magnifico ventenne corteggiato dalle attrici di Hollywood e dalla Paramount che voleva scritturarlo, centrò due ori, nel volteggio al cavallo e con la squadra; da allora, continuò a primeggiare in Italia, campione assoluto nel ’35, ’37, ’38, ’39 e ’40; e continuò a vincere anche dopo, soprattutto nel decathlon ginnastico, risultando ancora nel ’47 primo in parallele, anelli e cavallo. Poi fu giudice, tecnico, dirigente» (Elio Trifari, ”La Gazzetta dello Sport” 30/11/2003). «Il più vecchio olimpionico ancora vivente, conquistò due medaglie d´oro nella ginnastica alle Olimpiadi di Los Angeles nel ´32. Una carriera nata con un´avventura premonitrice. ”Era il ´22, c´era stata una sparatoria tra Guardia Regia e socialisti, alla mia casa di via Procaccini avevano messo dei ponteggi per fare le riparazioni. Mi affacciai al quarto piano e sono precipitato, ma riuscii ad afferrarmi a dei cavi verso il secondo piano. Mi hanno ripreso da una finestra mentre scorrevo lungo i fili cercando di calarmi fino a terra”. Una vita con una sola passione, la ginnastica, da quando aveva otto anni, iscritto dal ´27 alla Pro Patria, 77 anni con una stessa società, un bel record. ”Avevo cominciato come saltatore con l´asta, ma il mio maestro di sempre, Mario Corrias, mi disse: se vuoi andare alle Olimpiadi lascia l´asta e dedicati alla ginnastica”. Corrias sarà la figura centrale di una ginnastica italiana che dominava il mondo e che trionfò, soprattutto grazie a Romeo Neri, nel ´32. Guglielmetti lasciò l´asta e cominciò a prepararsi per le Olimpiadi, con due attrezzi preferiti: le parallele e il volteggio al cavallo. ”Per le Olimpiadi cominciammo il ritiro a marzo, ospiti a Monza della ’Forti e Liberi’. Dormivamo nella sala della scherma, la mensa nell´ala del consiglio, la mattina il footing nel Parco Reale. Poi, prima della partenza ci fu il raduno a Roma, da lì un treno speciale ci portò per ricevere il saluto di Mussolini alla Rocca delle Caminate. Quindi tutti, 106 atleti più tecnici e dirigenti, ancora in treno per Napoli, dove ci imbarcammo sul Conte Biancamano”. Cominciò la traversata verso New York, 12 giorni senza potersi allenare. ”Solo qualche corsa se la nave non ballava. Ma Corrias aveva previsto tutto: ci aveva mandato in superallenamento a Monza. Aveva previsto anche le conseguenze del proibizionismo su Neri: e riuscì a togliergli il litro di vino che beveva ogni giorno e sostituirlo con il latte”. L´arrivò a New York fu trionfale, furono accolti dal sindaco Fiorello La Guardia. ”Si rivolse a noi in italiano. ’Sono orgoglioso di salutare in voi i ragazzi di Mussolini’. A New York avevamo fame di attrezzi, li afferravamo come volessimo mangiarli. Restammo all´albergo Lincoln tre giorni, poi con un treno speciale partimmo per Los Angeles. ’Italian Olympic Team’ c´era scritto sulla fiancata. Cinque giorni e quattro notti di viaggio, quando il treno si fermava alle stazioni noi scendevamo per fare footing e sgranchirci le gambe”. Faceva così anche Beccali, che poi avrebbe vinto i 1500, anche lui della Pro Patria, grande compagno di Savino. ”A Los Angeles ci aspettavano delle macchine che ci portarono al villaggio olimpico, fatto di casette prefabbricate, ognuna per quattro atleti. La sala di riposo per gli atleti del villaggio era aperta al pubblico. Passavano e noi firmavamo autografi”. Lì furono fatte conoscenze femminili che portarono i loro frutti ala fine delle gare. L´ambientamento durò una ventina di giorni, poi ecco finalmente lo stadio Olimpico. L´Italia dominò le gare: Neri fu primo, quarto fu Lertora, quinto Guglielmetti, settimo Capuzzo. E l´Italia vinse la prova a squadre con un distacco record di 19,75 punti sugli Usa secondi. Poi ci furono le prove individuali. ”A quei tempi bisognava fare due esercizi liberi diversi. Io ero troppo giovane per avere maturato due prove di qualità alle parallele, dove pure ero stato il primo nella prova a squadra. Nell´individuale vinse Neri, io mi dedicai al volteggio”. Due salti perfetti su un cavallo alto 1,80, segnato da righe di gesso per dare indicazioni ai giudici. ”Toccai al margine anteriore, il massimo possibile”. Nella famosa foto della sua prova lo stadio alle spalle è deserto ma Savino giura che davanti c´era settantamila persone. Poi la premiazione. ”Che allora non avveniva mettendo al collo le medaglie ma in una scatola”. Poi vennero le feste organizzate da una società italiana di Hollywood, quindi la lettera della Paramount Pictures. ”Volevano scritturarmi come stuntman. Conobbi anche Douglas Fairbanks e Mary Pickford. Ma io dovevo tornare in Italia, temevo qualche possibile ritorsione sui miei famigliari. E poi dovevo anche fare il militare”. Aveva solo 21 anni ma il meglio era già alle spalle. A Berlino ´36 era infortunato. ”Le mie Olimpiadi, quelle della mia maturità, erano a Tokyo ´40”. Ma venne la guerra. C´era ancora a Londra ´48, ma fu penalizzato da un giudice egiziano che doveva far vincere uno svizzero, una di quelle brutte storie dei Giochi. Una delle due medaglie d´oro gli fu rubata, mentre gli sono rimaste le due che Mussolini regalò per ogni vittoria. La ginnastica non lo ha fatto ricco: vive della sua pensione di tranviere, il suo lavoro di 37 anni» (Corrado Sannucci, ”la Repubblica” 10/3/2004).