Maurizio Molinari, ཿLa Stampa 27/11/2003 pagina 2, 27 novembre 2003
"L’allarme rapimenti viene dalla diffusione via Internet di un ”manuale” di Al Qaida per addestrare i seguaci a compiere sequestri là dove è più facile avere a disposizione degli americani: in Iraq e in Afghanistan
"L’allarme rapimenti viene dalla diffusione via Internet di un ”manuale” di Al Qaida per addestrare i seguaci a compiere sequestri là dove è più facile avere a disposizione degli americani: in Iraq e in Afghanistan. Il testo, reso noto dal sito web Debkafile, contiene dettagliate istruzioni: è preferibile catturare soldati ”giovani e forti” perché sono in grado di resistere più a lungo ”senza cibo o acqua prima che il rifugio venga raggiunto”; bisogna nasconderli in luoghi ”scarsamente popolati” dove ”la popolazione locale non corra a denunciarne la presenza” alle forze della coalizione per evitare soffiate come quella che permise l’eliminazione dei figli di Saddam Hussein. Ma soprattutto il metodo dei sequestri deve essere modellato su quello seguito con successo dagli Hezbollah filo-iraniani in Libano a metà degli Anni Ottanta. L’operazione viene affidata a tre cellule: una si occupa di catturare l’ostaggio e detenerlo nel nascondiglio, una seconda conduce le trattative ma non è a conoscenza dell’ubicazione del rifugio, e una terza, composta da comandanti delle altre due, coordina ogni mossa inviando messaggi in codice ai carcerieri e ai negoziatori. Vent’anni fa in Libano questa tecnica, ideata da Imad Mughniyeh, oggi super-ricercato dall’Fbi, fu a tal punto efficace che le celle degli ostaggi provenienti da diversi Paesi occidentali non vennero mai trovate". Obiettivo: la liberazione di tutti i miliziani catturati dagli alleati in Afghanistan e in Iraq.