Massimo Gramellini, ཿLa Stampa 25/11/2003;, 25 novembre 2003
"Se il calcio è una metafora dell’esistente, seguitemi. Anche se di calcio non v’importa niente
"Se il calcio è una metafora dell’esistente, seguitemi. Anche se di calcio non v’importa niente. Accorpando i risultati dell’ultima di campionato, si apprende che il Pentagono (Juve milanesi romane) ha battuto il Volgo 17 a 1. Mai nel football si era registrato un tale divario fra ricchi e poveri. Mai, soprattutto, le squadre medie e quelle piccole erano state accomunate dalla stessa miseria: il Bologna uguale al Modena, anzi peggio. E questo non lo si deve agli arbitraggi, ma agli effetti perversi di due riforme liberiste: i diritti tv e lo svincolo dei calciatori. Da quando quelli bravi possono andare dove vogliono, preferiscono ammuffire fra le riserve di una squadra che li paga tanto, piuttosto che giocare titolari altrove. Mentre Juve, Roma, Milan, Inter e Lazio potrebbero schierare due squadre forti a testa, le altre - tutte le altre - faticano a metterne insieme una scarsa. Qualcuno dirà: è la globalizzazione, bellezza. Ma un sistema davvero globale non altera le regole del gioco, lasciando affogare nei debiti la Fiorentina e salvando, per esempio, le romane. Ebbene, lo stesso comincia ad accadere nella vita vera. I tagli alla spesa sociale e un finto liberismo che si applica al mercato del lavoro ma non alle tariffe stanno impoverendo i colletti bianchi. La domanda è: come faranno cinque squadre a giocare, di fatto, senza le altre? E i sempre più ricchi a rimanere tali, se non potranno più vendere i prodotti delle loro aziende a un ex ceto medio che non ha più i soldi per comprarli?" (Massimo Gramellini).