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 2003  novembre 24 Lunedì calendario

Perché sminuire le donne? Qual è il principio per il quale le donne sono state considerate inferiori nella storia? Laura Pozzi, Bassano del Grappa Risponde Chiara Zamboni, autrice del libro ”La filosofia donna”

Perché sminuire le donne? Qual è il principio per il quale le donne sono state considerate inferiori nella storia? Laura Pozzi, Bassano del Grappa Risponde Chiara Zamboni, autrice del libro ”La filosofia donna”. Ancora oggi l’emarginazione femminile è una realtà diffusa in gran parte del mondo. Dalla cronaca arrivano di continuo fatti sui fondamentalismi che tendono a escludere la donna, a privarla della libertà, arrivando ad annullare la sua identità con il burqua. Il principio d’inferiorità attribuito alle donne dipende dalle culture e dalle epoche. Per Aristotele la donna, per natura difettosa e incompleta, possedeva un’anima di tipo inferiore. Un giudizio che è il riflesso della società greca del tempo, dove la vita pubblica era aperta solo agli uomini, fatta eccezione per la sacerdotessa, mediatrice tra uomini e Dei, che poteva influenzare la politica con i suoi oracoli. Non tutti i filosofi greci disprezzavano le donne al pari di Aristotele. Il suo stesso maestro, Platone, immaginò una politica nuova in cui ci fosse una sostanziale parità tra i sessi. La storia della donna si lega indissolubilmente alla maternità. In alcune società arcaiche la donna-madre era venerata. E nella cultura cristiana la Madonna è la madre di Dio. Nella realtà la condizione della donna è rimasta nei secoli subalterna: asservita all’uomo e relegata alla cura dei figli e della casa. In India, la vedova doveva morire nel rogo funebre con il marito. A Roma la donna era condannata a vivere in uno stato di perpetua minorità, soggetta alla tutela del padre o del marito. Nel Medioevo la concezione della donna cambia. Il movimento letterario del Dolce Stil Novo la trasforma nel simbolo della perfezione divina: Dante paragona Beatrice a un angelo. Ma non sempre la letteratura rappresenta la realtà, ancora oggi.