Angelo Adamo Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 24 novembre 2003
Creare mini buchi neri sfruttando le altissime energie ottenute nei grandi acceleratori di particelle subatomiche
Creare mini buchi neri sfruttando le altissime energie ottenute nei grandi acceleratori di particelle subatomiche. è quanto si propongono Steven G. Giddings, professore di fisica all’ Università di Santa Barbara in California, e Scott Thomas, assistente all’Università di Stanford. Negli acceleratori, come quello del Cern di Ginevra, velocissimi sciami di particelle vengono fatti collidere tra di loro e questi urti potrebbero riprodurre le condizioni di estrema compressione causata dal collasso gravitazionale di masse stellari. Secondo le teorie di Hawking, i buchi neri possiedono una temperatura molto bassa quando sono di dimensioni stellari e altissima nel caso di mini-buchi neri. Questo fa ben sperare di osservare la radiazione emessa da questi ultimi che sparirebbero evaporando in una frazione di secondo, permettendo così di studiarne i meccanismi di emissione senza correre il rischio di essere risucchiati dalla loro attrazione fatale. Buchi neri così piccoli sarebbero oggetti quantistici, cioè sottoposti alle leggi degli scambi energetici su scala atomica. Il loro studio potrebbe quindi darci informazioni preziose sul sottilissimo filo, al momento invisibile, che lega il microcosmo quantistico al macrocosmo in cui sono importanti soprattutto gli effetti della gravità.