Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 24 novembre 2003
Nel giro di un decennio il turismo spaziale non sarà più un lusso per miliardari. Nel 2001, l’americano Dennis Tito pagò 20 milioni di dollari per salire sulla Stazione Spaziale Internazionale con la missione russa Soyuz
Nel giro di un decennio il turismo spaziale non sarà più un lusso per miliardari. Nel 2001, l’americano Dennis Tito pagò 20 milioni di dollari per salire sulla Stazione Spaziale Internazionale con la missione russa Soyuz. Ma secondo la società Aerospaziale di El Segundo, in Usa, consulente del Dipartimento della difesa aerospaziale americana, nel giro di un decennio volare nello spazio potrebbe essere alla portata di milioni di persone. Jay Penn sostiene infatti che non vi sono ragioni tecnologiche insormontabili per non abbattere il costo del biglietto spaziale a 15mila dollari a passeggero, poco più del costo di un’auto: è questa, secondo un sondaggio svolto nel 1995, la cifra che l’americano medio è disposto a sborsare per andare in orbita. Secondo Penn, la soluzione più semplice è costruire un razzo a due stadi: il primo – utilizzabile più volte - farebbe la spola tra la Terra e lo spazio; il secondo si aggancerebbe ad una stazione spaziale orbitante dove i turisti potrebbero passare la loro vacanza spaziale. Per risparmiare sui costi di carburante, il razzo-spola dovrebbe utilizzare kerosene invece di idrogeno liquido: quest’ultimo ha bisogno d’essere pressurizzato e raffreddato, e quindi necessita di strumentazioni pesanti per andare in orbita. Il kerosene, invece, oltre a funzionare a temperatura ambiente, costa solo 0,15 dollari al kg invece dei 6 dell’idrogeno. In questo modo, stima Penn, si potrebbero fare 9.500 voli all’anno. I primi profitti si vedrebbero dopo 6 anni dal primo volo.