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 2003  novembre 24 Lunedì calendario

Penso a quello che hai detto l’altra volta, mamma. Che siamo scimmie... Non ci posso credere. Vi racconto una storia curiosa: anni fa, nello zoo di Anversa, era stato messo uno specchio in modo che i visitatori potessero vedere se stessi dentro una gabbia da scimmie

Penso a quello che hai detto l’altra volta, mamma. Che siamo scimmie... Non ci posso credere. Vi racconto una storia curiosa: anni fa, nello zoo di Anversa, era stato messo uno specchio in modo che i visitatori potessero vedere se stessi dentro una gabbia da scimmie. Restavano senza parole. Nemmeno loro volevano credere che siamo scimmie anche noi, sia pure speciali, bipedi, parlanti. Siamo più intelligenti e non abbiamo pelo sul corpo, o almeno non molto. Però il nostro Dna al 95-98,5 per cento è uguale a quello di uno scimpanzé. La differenza sta in quel poco più dell’1,5 per cento, ma non vuol dire che lo scimpanzé sia quasi umano. Dopotutto abbiamo in comune molti geni anche con altri animali, con certi lombrichi addirittura il 75 per cento, ma nessuno pensa che i vermi siano per tre quarti umani. Casomai siamo noi che a volte ci comportiamo da vermi, ma questo è un altro discorso. Un discorso... psicologico? Bravo, hai detto bene. Le nostre parenti scimmie invece sono piuttosto evolute e tutt’altro che stupide. Una scimmia rhesus, quelle che troviamo sempre negli zoo, è furba come certi ragazzetti napoletani che ne sanno una più del diavolo! Resta il fatto, però, che noi mettiamo in gabbia loro, e non il contrario. Poverette, credo che lì dentro siano molto infelici... Per questo gli zoo non mi piacciono. Quali differenze ci sono tra noi e loro? Il nostro cervello è grande il doppio e abbiamo la parola, che neppure le grandi scimmie antropomorfe, le più simili a noi, riescono a conquistare. Comunichiamo a segni, basta insegnarglieli, ma farle parlare è impossibile. In compenso si difendono meglio da certe malattie: non hanno quasi mai tumori. Sono più forti, il loro sangue porta più ossigeno. Sappiamo anche che gli scimpanzé hanno 24 paia di cromosomi e noi 23. Fino a poco tempo fa si pensava che l’Aids non li contagiasse, ma non è vero: è solo che sviluppano i sintomi con ritardo. E perché? Non lo so. I loro organi sono in gran parte simili ai nostri, ma non identici. L’ha dimostrato un’esperienza fatta in America da un gruppo di medici. In ospedale c’era un uomo con i reni distrutti, e non ne avevano altri a disposizione per tentare un trapianto. Così hanno usato quelli di uno scimpanzé. Funzionavano? Troppo: non vi dico quanta pipì faceva quel malato in un giorno, perché non ci credereste. E i medici non riuscivano a pompargli abbastanza liquidi nelle vene per compensare le perdite. Come racconta Karen Hopkins sul ”New Scientist”, è morto in tre giorni, disidratato. Quando sono arrivati sulla Terra i primi uomini, mamma? La strada è lunga e tutt’altro che chiara. Certo noi e i primati veniamo da un progenitore comune: forse il primo a comparire è stato il Carpolestes, uno strano topolino di 56 milioni di anni fa. Di scimmiesco aveva solo l’alluce, dotato di unghia e opponibile, per arrampicarsi meglio sui rami. Lo raccontano su ”Science” due ricercatori, Jonathan Bloch e Doug Boyer. Ma ci sono più vicini i Lemuri. Lemuri? Mai visti. Sono carini, con immensi occhi rossi e brillanti, quasi fosforescenti. Vivono sugli alberi e si vedono solo col buio. I Maki, come il maki macaco, sono deliziosi. Abitano nel Madagascar e sono proscimmie, più o meno come quelle africane di oggi, che conosciamo bene. Se vogliamo escludere gli umani, ma non è giusto perché facciamo parte anche noi delle Catarrine, le scimmie del Vecchio Mondo, l’ordine dei primati ha circa 180 specie, molto diverse tra loro. I primi uomini... beh, abbiamo solo i fossili per calcolare la loro età. Il più antico è stato trovato nel Ciad, in Africa centrale. L’hanno battezzato «Toumaï». Ha 6 o 7 milioni di anni e secondo gli scienziati possiede caratteristiche sia delle scimmie vere e proprie, sia degli ominidi. Non c’è molto di lui. Il professor Brunet, dell’Università di Poitiers, in Francia, che ha diretto la squadra di ricerche, era molto emozionato dal ritrovamento: «Tenere in mano l’inizio della vita umana è impressionante... L’avevo sempre sognato». Ma gli scienziati americani hanno spento un po’ il suo entusiasmo: «Non possiamo dire che Toumaï era già un ominide. Non ne sappiamo abbastanza». E chissà, forse verranno dissepolti altri fossili che potrebbero portarci ancora più indietro nel tempo. Quando si sono divisi gli ominidi dalle altre scimmie? Qualcuno è convinto che siamo nipoti delle prime scimmie assassine, quelle che per uccidere e nutrirsi anche di carne usavano le mascelle di grossi animali morti. Usare un’arma ha sviluppato il loro cervello. Si tratta delle Australopitecine del lago Victoria, in Africa. La famosa Lucy apparteneva a quella famiglia. A me piacciono più di tutti i Bonobo. Sono allegri, e mi diverte il fatto che invece della guerra preferiscono fare l’amore. Veniamo tutti dall’Africa, vero? Forse anche dall’Asia. Il progenitore comune, ma non sappiamo bene qual era, l’hanno chiamato Proconsul, e sapete perché? Perché nell’Ottocento, a Parigi, avevano uno scimmione che faceva spettacolo in teatro. Andava in bicicletta sul palcoscenico e fumava la pipa. Lo chiamavano Consul, così l’antenato è diventato Proconsul. E a quando risale, questo Proconsul? A 20 milioni di anni fa. impossibile ricostruire i passaggi, i mutamenti...Sappiamo solo che i nostri avi sono i primi che hanno cominciato a camminare su due gambe. Sono diventati Homo erectus, e anche Homo habilis, grazie alle mani oramai specializzate, che non usavano più per camminare, ma per scheggiare selci e uccidere la selvaggina. La nostra è una lunga strada, ve l’ho detto, e molti rami si sono seccati, come quello dei neandertaliani, bassi, tozzi, pelosi. Noi somigliamo di più ai Cro Magnon, estinti anche quelli. Sono probabilmente gli autori di quei famosi dipinti nelle caverne: scene di caccia, bellissime, ancora vive come allora. E alla fine siamo arrivati noi. Mi piacerebbe leggere qualche libro sui primi uomini scimmia... Ve ne darò uno divertente di Roy Lewis, intitolato Il più grande uomo-scimmia del Pleistocene. Con una trovata magistrale, l’autore riassume i passaggi e i mutamenti evolutivi radunandoli in un sola famiglia. Edward, il papà – è lui il grande uomo-scimmia – vuole progredire, ruba il fuoco a un vulcano e impara anche a farlo con la pietra focaia, ma litiga di continuo con lo zio Vania il quale teme i cambiamenti. Secondo lui porteranno al disastro, e vuole restare sugli alberi. Forse aveva ragione lo zio Vania... Forse, ma non perdiamo tutte le speranze, anche se è vero che l’uomo sta cambiando il corso dell’evoluzione. Tra qualche decennio, dicono gli scienziati, saremo così bravi a manipolare i geni, da poter scegliere come sarà l’uomo futuro. E chi decide? E se ”quello manipolato” poi non è contento del risultato? Si dovrà adattare. C’è stata una specie di inchiesta tra gli inglesi. Le risposte sono buffe. Un tale voleva un esofago completamente separato dalla trachea, in modo che non gli andasse più di traverso quello che mangiava o beveva. Una donna voleva una mano fortissima e una agilissima, per fare lavori delicati e lavori pesanti usando ora l’una, ora l’altra. Si contentava di poco. Qualcuno voleva occhi perfetti per tutta la vita, autoriparabili in caso di incidente. Uno sperava in un secondo organo sessuale. Dopotutto, diceva, ce l’hanno perfino i granchi, e perché dobbiamo essere da meno? I più strambi secondo me sono gli scienziati. Il Premio Nobel per l’invenzione del laser, Charles Towness, auspicava un uomo molto più piccolo, tanto la forza non serve più. Un altro Nobel, Hermann Muller, sosteneva che la bocca ha troppo lavoro: deve mordere, parlare, gustare, masticare, fischiare, sorridere e respirare. E voleva organi sparsi qua e là nel corpo per ognuno di questi compiti. Uno voleva la pelle verde a base di clorofilla, per nutrirsi di sole come le piante. Ma c’era perfino chi sperava in una pelle a colori diversi, in modo da distinguere famiglie, comunità e così via. Basta mettersi le magliette dipinte... Certo che basta. Secondo un altro gli uomini dovrebbero avere segnalatori automatici quando rovinano il pianeta. Nessun animale ha mai fatto tanti disastri, nella storia. E voleva che succedesse al più presto, prima che la Terra decida di liberarsi di noi... Abbiamo fatto davvero tanti guai? Tanti, Christina. Vuoi un piccolo elenco? Abbiamo alterato la chimica dell’atmosfera, con conseguenze spaventose: dai 25 ai 40 milioni di morti... Lo storico John McNeill ha scritto: «Nel Ventesimo secolo l’uomo ha giocato a scacchi col pianeta, ma senza conoscere le regole del gioco». E molti disastri sono irreversibili. Abbiamo versato nelle acque metalli pesanti e velenosi. Nella baia giapponese di Minamata il mercurio ha ucciso 1.435 persone - secondo stime non ufficiali 987mila - ne ha fatte ammalare migliaia, senza considerare le malformazioni dei neonati. E il petrolio rovesciato in mare dalle navi? Lo scorso novembre la Prestige ne ha riversato oltre 11mila tonnellate al largo della Galizia. E l’immensa nube tossica che viene dall’Asia? Possiamo aggiungerci tutti i cataclismi che sembrano naturali e invece sono innescati dal clima. Pensate che la popolazione mondiale si è moltiplicata per 3,5, e le emissioni di anidride di carbonio sono aumentate del 17 per cento. Basta, basta. Dio ci metterà un riparo, vedrai. Senti, Chris, io in Dio ci credo, sia pure a mio modo, ma non penso che intenda fare da superpresidente della Terra. Ci lascerà sbagliare, e magari ne riparleremo di là. Vuoi dire che tanta gente finirà all’inferno? L’inferno per conto mio non esiste. L’unica cosa importante, sulla Terra e di là - se c’è un aldilà - è capire. Forse qualcuno ci spiegherà i nostri errori, e il resto verrà da sé. Ma noi chi siamo? Da dove veniamo? Di cosa siamo fatti? Una domanda che gli uomini si fanno da quando gli è cresciuto il cervello. Posso dirvi solo che siamo figli delle stelle, particelle di materia stellare. E ci sono particelle subatomiche che portano la memoria di tutta la storia universale... Non l’ha detto un cretino, ma un fisico teorico di Pasadena, Jean Charon, che possiamo considerare uno dei nipotini di Einstein. Dovremmo essere orgogliosi d’essere figli di questo meraviglioso universo. Invece siamo sempre scontenti e ci ammazziamo a vicenda. Non facciamo altro. Eppure... l’uomo è sapiens sapiens. Vero, ma forse non si trattava della sapienza giusta, infatti la strada che abbiamo preso è sbagliata. Giovanni Sartori, uno dei più famosi sociologi del nostro tempo, ha scritto che in realtà l’Homo è stupidus stupidus. Lo dimostrano anche i fallimenti degli incontri al vertice, quando i grandi della Terra fanno finta di volersi mettere d’accordo per salvare il pianeta, e poi non salvano un bel niente perché nessuno accetta di rinunciare a qualcosa. Homo stupidus stupidus...Che peccato. Quand’eravamo solo scimmie e avevamo appena cominciato a camminare su due gambe c’era più speranza! Infatti il fossile trovato nel Ciad è stato chiamato Toumaï, che significa «speranza di vita». Ma di lui è rimasto sì e no mezzo cranio e qualche dente. Mirella Delfini