Mirella Delfini Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 24 novembre 2003
Gli animali hanno vari sistemi per sfuggire al freddo: c’è chi migra, chi va in letargo rintanandosi in luoghi ben protetti, chi riesce come lo scoiattolo artico Spermophilus a dormire lasciando che la temperatura corporea si abbassi fin sotto lo zero, e chi si difende producendo sostanze chimiche anticongelanti
Gli animali hanno vari sistemi per sfuggire al freddo: c’è chi migra, chi va in letargo rintanandosi in luoghi ben protetti, chi riesce come lo scoiattolo artico Spermophilus a dormire lasciando che la temperatura corporea si abbassi fin sotto lo zero, e chi si difende producendo sostanze chimiche anticongelanti. Alcuni vanno in ”diapausa”, ossia il loro sviluppo si arresta, il respiro è un nulla o cessa del tutto, le attività dell’organismo si interrompono. Il problema è che, se nei liquidi interni delle cellule si formano cristalli di ghiaccio, ne spaccano le delicate strutture e non resta che morire. Così la natura ha messo a punto varie tecniche protettive, per esempio quella di spedire i liquidi negli spazi intracellulari, o nel sangue, dove la formazione di cristalli non produce disastri. Oppure, come fanno alcuni esseri particolarmente organizzati, si usa l’antigelo. Lo adoperano i pesci polari e perfino la farfalletta Gynaephora groenlandica, trovata viva e vegeta nell’isola di Ellesmere, a 130 chilometri dal Polo Nord. Se lo dite al vostro benzinaio magari vi prende per matto, ma le cose stanno proprio così e fra i tanti marchingegni che si sono evoluti nel corso di milioni di secoli, questo è uno dei più sorprendenti. Molti animali infatti riescono ad abbassare il punto di congelamento dei liquidi corporei servendosi del glucosio e del glicerolo. Alcuni fabbricano proprio il glicol etilenico, o 1,2-etandiolo, che mettiamo nelle automobili quando la temperatura si abbassa troppo e l’acqua rischia di gelare. Rubargli il brevetto era semplice, bastava pensarci. Il baco da seta, anzi le sue uova, si difendono convertendo tutto il glicogeno in sorbitolo e glicerolo (Darcy Gilmour, The Biochemistry of Insects). La vespa canadese Bracon cephi ha raggiunto una resistenza record: riesce a sopravvivere, quand’è ancora larva, fino a meno 46 gradi e si è scoperto che anche lei, nei fluidi del suo corpo, accumula una notevole quantità di glicerolo. Ci dev’essere però qualche altro segreto, perché è impensabile che il glicerolo possa proteggere un essere vivente da un freddo simile. Prima o poi lo scopriremo di sicuro e ci impadroniremo di un altro brevetto. Alla Carleton University di Ottawa, Ken Storey e la sua équipe hanno studiato quattro specie di rane capaci di sopravvivere a meno 8. Sembra proprio che i geni possiedano una scienza fantastica, assoluta: dai loro laboratori-bunker rinchiusi nelle cellule organizzano diverse strategie. Alla Rana sylvatica, per esempio, hanno dato come difesa semplicemente lo zucchero. In pratica è come se il povero anfibio diventasse diabetico, e in forma gravissima: la concentrazione di glucosio nel suo corpo si moltiplica anche cento volte. La rana però non si ammala, anzi dorme tranquilla nella sua dolcissima termocoperta. Non respira, il cuore non batte, il sangue è fermo, eppure quando torna la primavera si sveglia e sbuca fuori dal rifugio vispa come prima. E la prima cosa a cui pensa è fiondarsi sul primo partner che incontra e fare l’amore.