Claudia Fachinetti Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 24 novembre 2003
Forse ora gli scienziati si dovranno ricredere: gli scimpanzé non sono gli animali più intelligenti
Forse ora gli scienziati si dovranno ricredere: gli scimpanzé non sono gli animali più intelligenti. Una giovane femmina di corvo della Nuova Caledonia (Corvus moneduloides) ha piegato un bastoncino di fil di ferro e ne ha ricavato un uncino. Con questo ha agganciato un recipiente contenente pezzetti di cuore di maiale, posto sul fondo di un cilindro verticale. Ha così dimostrato di riuscire a creare arnesi. I tre zoologi di Oxford, Alex Weir, Jackie Chappell e Alex Kacelnik, che hanno pubblicato il loro studio su ”Nature”, volevano verificare se i corvi sapevano scegliere tra un bastoncino curvo e uno diritto per recuperare il cibo. Il primo corvo, un maschio adulto di nome Abel, ha eseguito la prova, lasciando però alla sua compagna, Betty, solo il bastoncino diritto. La femmina, dopo aver analizzato per qualche secondo la situazione, ha afferrato col becco l’astina e con l’aiuto delle zampe, facendo leva sulla base del cilindro, ha forgiato un uncino. Gli scienziati hanno voluto accertarsi di non trovarsi di fronte a un caso e hanno ripetuto il test. Betty lo ha superato più volte mentre Abel non è mai riuscito a piegare il fil di ferro: una sola volta ha recuperato il cibo con il bastoncino dritto. «Si tratta senza dubbio di un’impresa straordinaria» spiega l’etologo Danilo Mainardi, professore dell’Università Cà Foscari di Venezia. «Ma non c’è da stupirsi: i corvi sono animali molto evoluti e intelligenti con una grande capacità di apprendimento individuale». Abel e Betty vivono in cattività, e nessuno dei due è stato addestrato a manipolare oggetti. I due animali sono molto curiosi, tanto che i ricercatori hanno dovuto sigillare le prese di corrente per evitare che vi introducessero i bastoncini. Nel loro ambiente naturale i corvi della Nuova Caledonia usano rami, foglie, penne, cartone o altro per realizzare strumenti, riuscendo a ottenere fonti di cibo altrimenti inaccessibili. Per esempio, spogliano una foglia per liberarne la nervatura centrale, poi piegano l’apice e formano un uncino col quale frugano nelle cavità della corteccia degli alberi in cerca di bruchi da agganciare. «Il corvo tende a manovrare oggetti e, in questo caso, utilizza l’uncino come estensione del suo becco» osserva Mainardi. Alla fine della loro pesca i corvi si portano via l’utensile per non doverne realizzarne uno nuovo: non sempre il materiale giusto è disponibile. TANTI COPIONI, pochi creativi Ma com’è possibile che dei volatili siano tanto sapienti? Secondo Kacelnik, i corvi non sono più intelligenti dei primati, ma sembra che nel loro cervello ci sia un’area specifica per l’apprendimento che li avvantaggia. «Il cervello degli uccelli», aggiunge Mainardi, «è differente da quello dei mammiferi ma in alcuni casi, come per i corvi, presenta similitudini e può essere considerato analogo, cioè con le stesse funzioni e le stesse capacità, pur essendo diverso». L’abilità e la flessibilità dei corvi della Nuova Caledonia nella realizzazione di strumenti suggerisce un apprendimento intuitivo: probabilmente essi non seguono una sequenza di azioni apprese singolarmente ma modificano e adattano il loro comportamento a seconda dell’esigenza, perfezionando le tecniche. I ricercatori stanno cercando di capire se questi animali prendano in considerazione le regole fisiche, dette folk physics, che sono alla base dei rapporti tra le cose, come la forza di gravità. Il parere di Mainardi è che i corvi riescano a capire questi fenomeni sperimentalmente, provando. Sono, inoltre, in corso esami sulla macro-anatomia del loro cervello per evidenziare un adattamento neurologico per l’uso di oggetti e un’avanzata abilità cognitiva. L’uso di utensili è considerato un segno di grande capacità intellettiva che, finora, si riteneva propria solo dei primati. «Tutti gli animali che mostrano abilità in questo campo», spiega Mainardi, «hanno qualcosa in comune, come un grande cervello e una spiccata curiosità. Questo non significa però che sono simili ma piuttosto che presentano caratteristiche analoghe». Alcuni primati usano oggetti in modo semplice come i gelada (Theropithecus gelada) che lanciano sassi e rami contro gli sciacalli per proteggersi. I babbuini (Papio cynochephalus) sono stati visti uccidere scorpioni con una pietra per cibarsene senza pericolo. Gli scimpanzé (Pan troglodytes) invece utilizzano pietre, legni e foglie in una grande varietà di modi. I più semplici si riferiscono a oggetti non lavorati, naturali, utilizzati così come sono stati trovati, come l’uso di un mazzo di foglie come spugna per assorbire acqua o l’utilizzo di un ramoscello per scacciare le mosche. I manufatti sono invece lavorati consapevolmente, partendo da un oggetto più semplice, ma scelto appositamente, per arrivare allo strumento finale adatto allo scopo. Tipico è il caso della pesca delle termiti in cui gli scimpanzé prima scelgono un bastoncino e successivamente lo modellano, spuntandolo ed eliminando le foglie. Infine lo inseriscono nei termitai aspettando pazientemente che le termiti vi si attacchino. Le scimmie cappuccine (Cebus apella) e gli scimpanzé hanno imparato anche a schiacciare le nocciole con una pietra. Sembra però che non tutti i componenti di un gruppo siano in grado di imparare questa tecnica e che ogni individuo possa impiegare anche dieci anni prima di riuscirvi. In natura l’uso di utensili è un fenomeno culturale, ristretto ad alcune popolazioni, all’interno delle quali gli individui apprendono per tentativi imitando i più esperti. «Anche tra gli esseri umani funziona allo stesso modo», dice Mainardi, «infatti l’uomo deve sperimentare e provare prima di avere successo e spesso imita chi ci riesce. Ci sono tanti imitatori e pochi inventori, soprattutto tra i giovani che tendono a imitare gli adulti». Dover imparare come usare uno strumento non è però uno svantaggio, in quanto questa necessità rende un animale più adattabile, meno istintivo, imponendogli la ricerca di nuove soluzioni per non ripetere gli errori. « comunque la selezione naturale che ha reso un animale portato per un’abilità». Mainardi spiega che esiste una fase ludica nell’apprendimento in cui i cuccioli raccolgono esperienze dall’ambiente inventando e imitando gli adulti. Questa sperimentazione è spontanea e fine a se stessa, non ha come scopo il premio in cibo, è solo gioco, divertimento. In cattività scimpanzé e altri primati utilizzano molti più strumenti: ciò fa supporre che questi animali abbiano la capacità di manipolare utensili, un’abilità che non è richiesta nel loro ambiente naturale. «Questi animali si trovano davanti a esperienze, non presenti nel loro ambiente naturale: imparano e sperimentano e per noi sono più intelligenti perché si rapportano con le nostre tecnologie, col nostro linguaggio. In realtà lo scimpanzé che si comporta come tale in natura non è meno intelligente ma perfettamente adatto, così com’è, al suo ambiente» conferma Mainardi. L’ESCA dell’airone Oltre a primati e corvi, esistono altre specie che usano utensili: tra questi la lontra marina (Enhydra marina) che integra la sua dieta con ricci di mare, crostacei e molluschi. Galleggiando a pancia in su utilizza una pietra come incudine per rompere i gusci delle sue prede. Inoltre, tiene con sé la pietra quando va in cerca di cibo sottacqua in modo da facilitare l’immersione, proprio come fanno i sub con la cintura dei pesi. «Questo comportamento è nato quando i crostacei erano numerosi, e rappresentavano una ricca risorsa di cibo. Successivamente questa tecnica è risultata molto vantaggiosa ed è stata selezionata diventando, per questo animale, una tradizione». Anche i delfini sono stati studiati mentre usavano utensili. A Shark Bay, in Australia, i ricercatori hanno osservato individui di tursiope (Tursiop truncatus) portare spugne sul muso: probabilmente i delfini si stavano difendendo dalle punture dei velenosissimi pesci scorpione e pesci pietra durante la ricerca di cibo. Anche in questo caso si tratta di una tradizione culturale delle popolazioni della zona, tramandata forse da madre in figlio. Il castoro (Castor fiber) è invece un architetto: taglia rami e tronchi impastandoli con fango e pietre per costruire dighe sui fiumi lunghe anche cento metri e alte tre. Tra gli uccelli, oltre ai corvi sono i pappagalli a mostrare un’innata capacità comunicativa e cognitiva. In natura si può osservare l’avvoltoio egiziano o capovaccaio (Neophron percnopterus) usare pietre per rompere il duro guscio delle uova di struzzo mentre il picchio fringuello delle Galápagos (Cactospiza pallidus) sostituisce la lunga lingua dei picchi, di cui lui è privo, con una spina di cactus con la quale infilza vermi e insetti nei buchi degli alberi. In Giappone vive l’airone dal dorso verde (Butorides striatus) il quale usa bacche, piume o insetti come esche per attirare e catturare i pesci dai fiumi. Tuttavia, anche se molti animali usano oggetti, fino a questo momento solo gli uomini hanno dimostrato di saper usare strumenti per fabbricarne altri. Claudia Fachinetti