Patrizia Longo Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 22 novembre 2003
Per capire quali patologie colpiscono i mici, bisogna innanzitutto fare una distinzione, in base alle sue abitudini di vita
Per capire quali patologie colpiscono i mici, bisogna innanzitutto fare una distinzione, in base alle sue abitudini di vita. «Il gatto da appartamento, lontano dai propri simili, difficilmente è colpito da malattie» spiega Ottaviano Pozza, docente di Patologia medica degli animali da compagnia alla facoltà di Medicina veterinaria dell’Università degli studi di Milano. Vive a lungo, anche oltre vent’anni, grazie alle cure e alle vaccinazioni che riceve, e soffre per lo più di disturbi del metabolismo. Un esempio è il diabete mellito, causato da un deficit dell’ormone dell’insulina, che colpisce un gatto ogni 400-500, e che si cura con farmaci e il controllo della dieta. Diverso, invece, è il caso dei randagi, che pagano un prezzo salato per la loro vita avventurosa: «Le colonie di gatti possono essere decimate da epidemie, anche di malattie banali come la rogna o le micosi» continua Pozzi. «Difficile, però, stabilire l’incidenza di una patologia: non esiste un censimento dei gatti presenti nel Paese, n una banca dati delle malattie e le ricerche sono effettuate in piccoli ambiti territoriali». Negli ultimi anni sono diminuite le malattie virali di base, come la gastroenterite infettiva, che si manifesta con diarrea, vomito e febbre, soprattutto tra i cuccioli, o che colpiscono le vie respiratorie come la rinotracheite e l’infezione da calicevirus. Per queste patologie, è molto efficace la vaccinazione. Non esiste una profilassi, invece, per la peritonite infettiva felina (Fip) per la quale la mortalità sfiora il 100 per cento. Altrettanto insidiose le malattie causate da retrovirus: la sindrome da immunodeficienza felina (Fiv), identificata nel 1986 e detta spesso l’Aids dei gatti, e la leucosi felina (Felv). La Fiv è colpisce tra il 2 e il 25 per cento dei gatti in tutto il mondo in cui causa una caduta del sistema immunitario. Analogamente alla sindrome umana si trasmette attraverso il sangue e lo sperma. Non esistono cure specifiche, ma una speranza arriva dagli Stati Uniti, dove la scorsa primavera il Dipartimento dell’Agricoltura ha approvato un vaccino, messo a punto da Janet Yamamoto dell’Università della Florida, che garantirebbe ai gatti una protezione del 60 per cento per un anno. Insidiosi per i mici sono anche i parassiti, come il verme della filaria, che si sviluppa soprattutto nei cani, ma che può colpire anche i gatti attraverso punture di zanzare, e i funghi come la tigna. gatto pazzo? No, depresso Sembra rientrato, invece, l’allarme per l’encefalopatia spongiforme felina (Fse), che provoca danni al sistema nervoso centrale, analoghi alla forma che colpisce la mucca (Bse, nota come mucca pazza). Alcuni casi erano stati segnalati l’anno scorso, ma in commercio non esistono più mangimi contenenti farine animali provenienti da bovini e ovini, responsabili della diffusione del morbo del ”gatto pazzo”. I gatti da appartamento sono meno colpiti da infezioni, ma non sfuggono a disturbi del comportamento come la depressione. Secondo alcuni etologi è l’effetto della costrizione in una vita troppo protetta e artificiale per un animale predatore: niente più zuffe con rivali d’amore, furiose rincorse di lucertole o topi, ma tanta, troppa tranquillità e solitudine, ciondolando da un divano all’altro. L’unico rimedio sembra essere un compagno di giochi: magari un altro gatto o un padrone più presente. Patrizia Longo